
“Un sorriso per il Mac”
La graphic designer statunitense Susan Kare è universalmente riconosciuta per aver definito il linguaggio visivo del primo Macintosh di Apple, creando icone, interfacce e caratteri tipografici che hanno reso il computer personale accessibile, umano e immediatamente comprensibile. Proprio per questo motivo il New Yorker ha definito Kare “La donna che dette un sorriso al Macintosh“.
Il lavoro di Kare dimostra come la semplicità grafica, se guidata da intelligenza e cultura visiva, possa avere un impatto duraturo sulla tecnologia.

Breve biografia
Kare nasce nel 1954 a Ithaca, nello Stato di New York. Studia arte e consegue un dottorato in scultura alla New York University. Fin da giovane mostra una forte inclinazione verso l’arte: sua madre le insegna l’arte del ricamo e la introduce alle tecniche del disegno, mentre suo padre lavora come professore universitario in un centro di ricerca sui sensi. All’inizio della sua carriera Kare non ha una formazione specifica in informatica né in tipografia digitale: un dettaglio che diventerà, paradossalmente, uno dei suoi maggiori punti di forza.
Nel 1982 Kare viene chiamata da Andy Hertzfeld, suo amico e membro del team Macintosh, a collaborare con Apple. In cambio di un computer Apple II, Hertzfeld la invitò a disegnare a mano alcune icone e elementi tipografici che potessero ispirare il nuovo Macintosh. Kare entra così in uno dei momenti più cruciali della storia dell’informatica: lo sviluppo del primo Macintosh, lanciato nel 1984. Il suo compito è rivoluzionario quanto vago per l’epoca: “dare un volto” al computer.

Il contributo al Macintosh
Nel laboratorio di Cupertino Kare imparò “sul campo”. In quel periodo non esisteva un vero e proprio editor di icone. Kare all’inizio lavorava su carta, ma ben presto gli sviluppatori crearono un rudimentale editor di icone che permetteva di vedere e modificare direttamente sullo schermo come apparivano le immagini e generava automaticamente il codice esadecimale necessario perché i programmatori potessero inserirle nel software.
Kare lavorava su una griglia estremamente limitata, spesso di 32×32 pixel o meno, con schermi in bianco e nero a bassissima risoluzione. Tra i suoi lavori più noti ci sono le icone degli strumenti di MacPaint, la celebre faccia sorridente che accoglieva l’utente all’avvio del sistema, l’icona della bomba che appariva in caso di crash, il cestino, il dischetto per il salvataggio e numerosi altri simboli che hanno definito il linguaggio visivo del Mac. L’obiettivo principale del lavoro di Kare era rendere l’interfaccia grafica intuitiva e amichevole, soprattutto per utenti che non avevano mai usato un computer; per questo motivo, Kare basava le sue icone su metafore visive semplici e immediatamente riconoscibili.
Molti dei progetti di Kare nascevano anche da un approccio giocoso e sperimentale. L’icona della bomba, ad esempio, fu creata quasi per scherzo, perché il team pensava che gli utenti non l’avrebbero mai vista; paradossalmente, proprio quella divenne una delle immagini più ricordate del sistema. Anche il simbolo del tasto Command ha un’origine curiosa: Kare lo scelse ispirandosi a un antico segno scandinavo utilizzato per indicare luoghi di interesse culturale. Un altro personaggio memorabile creato da lei è Clarus, la cosiddetta “Dogcow”, un animale immaginario metà cane e metà mucca che divenne una mascotte non ufficiale dell’ambiente Macintosh e comparve in diverse applicazioni e documentazioni.
Queste immagini non erano solo decorative: erano strumenti cognitivi, pensati per spiegare il funzionamento del computer senza bisogno di manuali. Kare ritiene che “le buone icone dovrebbero essere più simili ai segnali stradali che alle illustrazioni: facilmente comprensibili e non appesantite da dettagli superflui“. Una buona icona – sostiene Kare, che si è dichiarata una grande ammiratrice dei lavori di Paul Rand – dev’essere immediatamente riconoscibile.
Il contributo di Kare al progetto Macintosh fu fondamentale: in poco più di un anno contribuì a definire il linguaggio visivo del sistema, trasformando concetti astratti e operazioni di software in metafore visive immediate e facilmente comprensibili.

Il font Chicago

Tra i lavori più importanti di Kare spicca il font Chicago, progettato nel 1984 e diventato il carattere di sistema del Macintosh classico per oltre un decennio. Il Chicago è un font sans serif bitmap, progettato specificamente per la visualizzazione a schermo, basato esclusivamente su linee verticali, orizzontali o inclinate di 45 gradi. Niente forme curve. In un primo momento il Chicago era stato chiamato “Elefont”, gioco di parole tra “elephant” e “font” che alludeva alle forme pesanti e robuste del carattere tipografico.
In un’epoca in cui i monitor avevano risoluzioni estremamente basse, Chicago rappresentava una soluzione brillante: non cercava di imitare la stampa, ma accettava i limiti del mezzo digitale e li trasformava in stile. Il font venne utilizzato nei menu di sistema del Macintosh, nelle finestre, nelle prime interfacce grafiche Apple, e più tardi anche nell’iPod (versioni iniziali).
Chicago divenne così parte integrante dell’identità Apple: informale ma autorevole, tecnico ma amichevole. Non era un carattere “neutro”: comunicava personalità, coerenza e fiducia. Una vera e propria innovazione, visto che in quegli anni i caratteri tipografici dei computer erano soprattutto monospace.
Oltra al Chicago, Kare ha progettato per Macintosh altri font tra i quali Monaco, Geneva, New York e Cairo.

I lavori per NeXT, Microsoft e altre importanti aziende
Kare lavorò in Apple solo per tre anni, ma quell’esperienza la pose all’avanguardia di un nuovo campo nel design grafico: con una griglia di pixel come unico mezzo, imparò a padroneggiare una sorta di puntinismo minimalista, trasformando minuscoli punti accesi e spenti in metafore visive immediatamente comprensibili.
Dopo Apple, Kare ha continuato a lavorare come designer per alcune delle più importanti aziende tecnologiche, tra cui NeXT (con Steve Jobs), Microsoft (tra i lavori più noti il design delle carte del celebre gioco Solitaire incluso in Windows 3.0.), IBM, Facebook e Pinterest.
Il lavoro di Kare ha ricevuto riconoscimenti importanti: il Museum of Modern Art di New York ha acquisito i suoi quaderni di schizzi originali e ha esposto i suoi lavori, mentre associazioni come l’AIGA e il Cooper-Hewitt Smithsonian Design Museum le hanno conferito premi prestigiosi per la sua carriera e il contributo al design
Per approfondire
L’intervista della Stanford University a Susan Kare
Susan Kare: designing the GUI of the Apple Macintosh (and much more)