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CREATIVITÀ E CULTURA: L’IMPATTO DI MILTON GLASER NEL GRAPHIC DESIGN

Biografia, stile e lavori più importanti

Photo: Cooper Hewitt License: CC BY 3.0

Milton Glaser (nato il 26 giugno 1929 nel Bronx, New York, morto il 26 giugno 2020) è stato un graphic designer, illustratore e docente statunitense, tra le figure più celebri del design del XX secolo.

Dopo essersi diplomato alla Cooper Union nel 1951, Glaser ha studiato in Italia e nel 1954 ha co-fondato Push Pin Studios con Seymour Chwast e altri. Nel 1974 Glaser ha aperto Milton Glaser, Inc.

Glaser è noto per il suo approccio eclettico e umanistico. Il suo stile è caratterizzato da una fusione di modernismo, illustrazione e riferimenti storici. Glaser combinava colori vivaci, linee fluide e forme stilizzate con un’estetica spesso giocosa. Influenzato dall’Art Nouveau, dal pop e dalla cultura psichedelica, Glaser usava la tipografia in modo espressivo, ma il suo vero talento era nella sintesi visiva: creare immagini semplici ma cariche di significato.

Milton Glaser

Tra i suoi lavori più famosi

Logo “I love NY” (1977): disegnato per promuovere il turismo a New York durante una crisi economica, questo logo con il cuore rosso e la tipografia American Typewriter è diventato un simbolo universale, ancora oggi onnipresente.

Milton Glaser I love New York

Poster Bob Dylan (1966): realizzato per l’album Greatest Hits di Dylan, mostra una silhouette psichedelica con capelli multicolori ispirati all’Art Nouveau

Milton Glaser graphic design
Grafica ispirata alla copertina dell’album Bob Dylan’s Greatest Hits

Push Pin Graphic Magazine: come co-fondatore di Push Pin Studios, Glaser ha contribuito a questa rivista negli anni ’50 e ’60 con illustrazioni e layout che sfidavano il modernismo rigido, influenzando il design globale.

Le “dieci lezioni” di Glaser: un manifesto per creativi e non solo

Nel suo celebre intervento “Ten things i have learned” del 2001 all’AIGA di Londra, Glaser ha condiviso con profondità e umorismo dieci lezioni che ha appreso nel corso della sua carriera. Non si tratta di un decalogo tecnico, ma di riflessioni umane e professionali, valide per chiunque viva di creatività o desideri farlo con consapevolezza e integrità.

Glaser sostiene ad esempio che il miglior lavoro nasce quando si lavora con persone che si stimano e si apprezzano: laddove c’è rispetto e visione condivisa, fiorisce il lavoro significativo. Al contrario, relazioni basate sulla distanza o sull’antipatia generano solo frustrazione e risultati mediocri.

Glaser suggerisce inoltre in modo provocatorio che, se possibile, è meglio non avere un “lavoro” in senso convenzionale. Il grafico racconta di una frase ascoltata in radio dal compositore John Cage, secondo cui non avere un impiego fisso ti rende più preparato alla vecchiaia. Cage, ormai settantacinquenne, continuava a svegliarsi ogni mattina chiedendosi come avrebbe messo il pane in tavola quel giorno: questo senso di precarietà lo manteneva vivo, creativo e indipendente. Dipendere da un ruolo fisso – sostiene Glaser – ci rende vulnerabili e ci fa perdere elasticità mentale.

La riflessione si allarga poi al concetto di professionalismo. Sebbene sia importante, il solo essere “professionali” non basta in un campo come quello creativo. La professionalità – prosegue Glaser – tende a evitare il rischio, mentre la creatività autentica richiede sperimentazione, trasgressione e quindi anche la possibilità di fallire: chi si rifugia nella ripetizione di formule di successo, rinuncia all’innovazione.

Un altro mito messo in discussione è quello del modernismo e del celebre slogan Less is more. Glaser lo considera una semplificazione che non tiene conto della complessità estetica di molte culture e tradizioni. Osservando un tappeto persiano o un’opera di Gaudí, risulta chiaro che ogni dettaglio, ogni variazione, è essenziale. Il principio che Glaser propone in alternativa è Just enough is more, ovvero “il giusto è di più”.

Sulla questione dello stile, Glaser si mostra critico. Considerarlo un valore assoluto è fuorviante. Lo stile – afferma il graphic designer – cambia, spesso per ragioni di mercato o semplice noia del pubblico. Rimanere fedeli a uno stile può pertanto portare all’obsolescenza. D’altro canto il rischio opposto è snaturarsi per inseguire le mode. Glaser afferma pertanto che trovare un equilibrio tra coerenza e aggiornamento è una delle sfide più complesse per chi lavora nel campo visivo.