- El Lissitzky
- László Moholy-Nagy
- Herbert Bayer
- Eric Gill
- Paul Renner
- Jan Tschichold
- Saul Bass
- Armin Hofmann
- Otl Aicher
- Josef Müller-Brockmann
- Max Miedinger
- Massimo Vignelli
- Hermann Zapf
- Adrian Frutiger
- Wim Crouwel
- Milton Glaser
- Herb Lubalin
- Lance Wyman
- Paul Rand
- Alan Fletcher
- Karl Gerstner
- Shigeo Fukuda
- Rosmarie Tissi
- Seymour Chwast
- Matthew Carter
- Vaughan Oliver
- Aprile Greiman
- Wolfgang Weingart
- Susan Kare
- Peter Saville
- Neville Brody
- David Carson
- Stefan Sagmeister
- Paula Scher
- Michael Bierut
- Erik Spiekermann
- Gabor Palotai
- Zuzana Licko
- Jonathan Hoefler
- Experimental Jetset
- Chermayeff & Geismar & Haviv
- Sascha Lobe
- Jonathan Hoefler
- Chris Ashworth
- Marina Willer
- Craig Ward
- Jessica Walsh
Di seguito una lista dei graphic designers più famosi.
El Lissitzky
El Lissitzky (1890-1941) è stato uno dei protagonisti dell’avanguardia russa e del Costruttivismo, distinguendosi come artista, designer, tipografo e architetto. Convinto sostenitore della Rivoluzione d’Ottobre, mise il proprio talento al servizio della nuova società sovietica, fondendo arte e propaganda in un linguaggio visivo innovativo e dinamico.
El Lissitzky è celebre soprattutto per il manifesto Beat the Whites with the Red Wedge (1919), in cui una forma geometrica rossa che penetra un cerchio bianco simboleggia la vittoria bolscevica sui controrivoluzionari. Con la serie dei Proun, esplorò uno spazio sospeso tra pittura e architettura, anticipando soluzioni del design moderno. Collaborò inoltre alla rivista d’avanguardia Veshch, curandone grafica e copertine con uno stile essenziale e geometrico. La sua ricerca influenzò profondamente la tipografia, il graphic design e l’arte del XX secolo, contribuendo a diffondere l’estetica costruttivista anche in Europa occidentale.
László Moholy-Nagy
L’ungherese László Moholy-Nagy (1895-1946) ha rappresentato una figura chiave del Bauhaus, sperimentando con tipografia e fotografia. Si è distinto per il suo approccio interdisciplinare che univa arte, tecnologia e design. Dopo aver insegnato alla Bauhaus in Germania, è emigrato negli Stati Uniti dove a Chicago ha fondato il New Bauhaus.
Moholy-Nagy è famoso soprattutto per i layout delle pubblicazioni Bauhaus e il design della copertina Staatliches Bauhaus Weimar, ma anche per i suoi fotogrammi: immagini fotografiche ottenute senza l’uso della macchina fotografica. L’artista posava oggetti direttamente su carta fotosensibile e li esponeva alla luce, creando silhouette, trasparenze e giochi di ombre. Moholy-Nagy considerava il fotogramma un mezzo rivoluzionario per liberare la fotografia dalla mera rappresentazione della realtà.
Herbert Bayer
L’austriaco Herbert Bayer (1900–1985) è stato un artista, designer e tipografo austriaco, figura centrale del Bauhaus. Bayer studiò e poi insegnò alla Bauhaus di Weimar e Dessau, dove contribuì alla sintesi tra arte, design e funzionalità. Il suo stile si distingue per l’essenzialità geometrica, l’uso di colori primari e la chiarezza visiva.
Tra le sue opere principali si trovano progetti grafici, pubblicitari, fotografici e di architettura espositiva. La sua creazione più celebre è il carattere Universal (1925), una tipografia sans-serif progettata per eliminare le maiuscole, riflettendo l’ideale di semplicità e razionalizzazione del Bauhaus, con lettere geometriche e uniformi pensate per una comunicazione chiara e moderna.
Eric Gill
Il britannico Eric Gill (1882–1940) è stato un incisore, scultore, tipografo e scrittore noto per il suo contributo alla tipografia moderna. Formatosi come incisore su pietra, unì arte e artigianato in linea con i principi del movimento Arts and Crafts. Il suo stile è sobrio, classico e fortemente influenzato dalla tradizione calligrafica.
Le sue opere principali includono i caratteri Gill Sans e Perpetua, ampiamente usati ancora oggi. La sua celebre frase “Letters are things, not pictures of things” esprime la convinzione che le lettere abbiano una realtà fisica e concreta, da progettare con attenzione come oggetti funzionali, non solo come forme decorative.
Paul Renner
Paul Renner (1878–1956) è stato un graphic designer, tipografo e teorico tedesco, noto soprattutto per la creazione del carattere Futura (1927). Formatosi in ambito artistico e influenzato dal modernismo, cercò di unire la tradizione umanistica con i principi del razionalismo e della funzionalità. Il suo stile è pulito, geometrico e orientato alla chiarezza, in linea con lo spirito del Bauhaus, pur non essendone membro.
L’opera più importante di Renner è il Futura, un sans-serif rivoluzionario per l’epoca, basato su forme geometriche pure, usato in editoria, pubblicità e persino nelle missioni spaziali (la targa commemorativa lasciata sul modulo lunare durante la missione Apollo 11 riporta un’iscrizione composta proprio in Futura). Renner scrisse anche il saggio Typografie als Kunst, in cui promuoveva una tipografia moderna e funzionale.
Jan Tschichold
Jan Tschichold (1902–1974) nacque a Lipsia, in Germania. Fu uno dei più influenti tipografi e designer grafici del XX secolo. Inizialmente aderì ai principi del Bauhaus e del movimento modernista, promuovendo l’uso del carattere sans-serif, l’asimmetria e il design funzionale. La sua opera più celebre di questo periodo è Die neue Typographie (1928), manifesto del modernismo tipografico. Alla base di questa corrente ci sono caratteri tipografici sans serif, layout asimmetrici, Enfatizzazione dell’uso dello spazio negativo, valorizzazione della gerarchia visiva e delle immagini fotografiche.
Dopo il suo trasferimento in Inghilterra, evolse verso uno stile più classico e armonioso, rivalutando la tradizione tipografica. Tschichold lavorò per Penguin Books, dove definì le regole del celebre “Penguin Composition Rules”. Verso la fine della carriera, Tschichold ha progettato Sabon, un serif ispirato al Garamond, dimostrando una riconciliazione con la tipografia classica. Elegante e leggibile, è usato ancora oggi in libri e stampe di pregio, mostrando la sua versatilità. Tschichold morì a Locarno, in Svizzera, nel 1974.
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Saul Bass
Saul Bass (1920–1996) nacque a New York, negli Stati Uniti. E’ stato un graphic designer, illustratore e regista tra i più innovativi del Novecento. È celebre per aver rivoluzionato i titoli di testa cinematografici, trasformandoli in vere opere d’arte visiva. Il suo stile è minimalista, geometrico e simbolico, caratterizzato da forme essenziali, colori forti e movimenti dinamici.
Bass collaborò con registi come Alfred Hitchcock, Otto Preminger e Martin Scorsese. Tra i suoi lavori più noti ci sono i titoli di testa per Vertigo (1958), Psycho (1960) e Anatomy of a Murder (1959). Fu anche autore di celebri loghi aziendali, come quelli di AT&T, United Airlines, Minolta e Warner Communications. Realizzò inoltre il cortometraggio Why Man Creates (1968), vincitore di un Oscar. Tra le sue citazioni famose: “I want to make beautiful things, even if nobody cares, as opposite to ugly things. That’s my intent“. Bass morì a Los Angeles nel 1996.
Armin Hofmann
Armin Hofmann (1920–2020) è stato un graphic designer e insegnante svizzero, tra i principali esponenti dello Swiss Style o Stile Tipografico Internazionale. Formatosi a Zurigo, divenne docente e poi direttore alla Scuola di Design di Basilea, contribuendo in modo decisivo alla diffusione del design svizzero. Il suo stile si distingue per l’uso della tipografia sans serif, griglie rigorose, composizione asimmetrica e forti contrasti in bianco e nero.
Hofmann ha realizzato manifesti iconici come Giselle (1959) per il balletto, “Wirtschaftswunder”, e “Baugespann” (1958), diventati simboli dell’estetica moderna. Nel 1965 ha pubblicato il fondamentale “Graphic Design Manual”, uno dei testi più influenti nella formazione dei designer. Hofmann ha anche insegnato a lungo alla Yale University, portando i principi del design svizzero a livello internazionale. Il suo lavoro ha definito i canoni della comunicazione visiva del XX secolo.
Otl Aicher
Otl Aicher (1922–1991) è stato un designer grafico tedesco, tra i più influenti del XX secolo, noto per il suo lavoro nel design visivo e nella comunicazione istituzionale. Cofondatore della Hochschule für Gestaltung (HfG) Ulm, scuola erede del Bauhaus, ha promosso un design razionale, sistemico e funzionale. Il suo stile si distingue per l’uso di griglie modulari, icone stilizzate, colori piatti e tipografia sans-serif (soprattutto Univers). Tra le opere principali: l’identità visiva per Lufthansa, la corporate identity di ERCO e soprattutto il sistema di pittogrammi per le Olimpiadi di Monaco 1972 che ha rivoluzionato il linguaggio visivo internazionale.
Josef Müller-Brockmann
Josef Müller-Brockmann (1914-1996) dopo gli studi presso la Kunstgewerbeschule di Zurigo inizia la sua carriera lavorando come freelance. Nel 1950 Müller-Brockmann fonda il suo studio a Zurigo, diventando ben presto uno dei principali esponenti dello Swiss Style. Müller-Brockmann pubblica testi fondamentali sul design, tra cui nel 1961 il celebre Grid Systems in Graphic Design.
Alla base del design di Müller-Brockmann c’è la griglia: il suo lavoro si basa infatti sull’idea che la comunicazione visiva debba essere chiara, oggettiva e universale, eliminando qualsiasi elemento decorativo superfluo. Tra i suoi lavori più famosi i poster Beethoven, Der Film, Protégez l’enfant (dedicato alla sicurezza stradale) e Weniger Lärm (dedicato all’inquinamento acustico). Müller-Brockmannnel 1958 fonda inoltre insieme a Richard Paul Lohse, Hans Neuburg e Carlo Vivarelli il magazine “Neue Grafik” (sarà pubblicato fino al 1965) dedicato allo swiss design e più in generale alla grafica contemporanea.
Max Miedinger
Max Miedinger (1910–1980) è stato un tipografo e designer svizzero, nato a Zurigo. Iniziò come tipografo apprendista e poi lavorò come grafico e venditore di caratteri tipografici. Nel 1957, in collaborazione con Eduard Hoffmann, creò il celebre font Helvetica (inizialmente chiamato Neue Haas Grotesk), destinato a diventare uno dei caratteri più usati al mondo. Il suo stile si distingue per il rigore, la chiarezza e l’estetica funzionalista tipica dello Swiss Style. Oltre a Helvetica, progettò altri caratteri minori, ma la sua fama rimane legata soprattutto a questa icona del design moderno.
Massimo Vignelli
Massimo Vignelli (1931–2014) nacque a Milano. Fu un graphic designer e architetto tra i più influenti del XX secolo, noto per il suo stile minimalista. Credeva nella chiarezza, nella semplicità e nella coerenza nel design, utilizzando spesso tipografia sans-serif e griglie strutturate.
Alla fine degli anni Cinquanta Vignelli vola negli Stati Uniti e insegna all’Institute of Design of Chicago mentre nel 1965 fonda insieme a Bob Noorda la Unimark International (aprendo studi a Chicago, New York e Milano). Nel 1971 Vignelli lascia la Unimark e fonda a New York insieme alla moglie Lella la Vignelli Associates, azienda che si occuperà soprattutto di corporate identity e packaging.
L’approccio di Vignelli è sempre stato caratterizzato da una ricerca costante della semplicità e dell’eleganza, unita a una rigorosa attenzione ai dettagli. “La vita del designer – ha dichiarato Vignelli – è una battaglia contro la mediocrità. Così come il medico combatte contro la malattia, il designer combatte contro la bruttezza che ci circonda”.
Uno dei motti più famosi di Vignelli è senza dubbio “design is one”: se puoi progettare una cosa – questa la convinzione di Vignelli – puoi progettare qualsiasi cosa. La frase riassume la convinzione di Vignelli che i principi fondamentali del design possano essere applicati a ogni disciplina. Questa visione lo ha portato a lavorare su progetti diversissimi tra loro, sempre mantenendo una coerenza stilistica basata sulla semplicità e sull’eleganza.
Tra le sue opere più celebri ci sono il logo di American Airlines, la segnaletica della metropolitana di New York e la grafica per Knoll, Bloomingdale’s e Benetton. Vignelli progettò anche libri, poster e packaging, sempre con attenzione alla funzionalità e all’estetica. La sua filosofia era che un buon design fosse senza tempo e universale. Ricevette numerosi premi internazionali e riconoscimenti accademici. La sua eredità continua a influenzare designer e architetti in tutto il mondo.
Hermann Zapf
Hermann Zapf (1918–2015) è stato un tipografo, calligrafo e designer di caratteri tedesco, nato a Norimberga. Autodidatta nella calligrafia, sviluppò uno stile raffinato che univa precisione tecnica e sensibilità artistica. Ha creato numerosi font celebri, tra cui Palatino, Optima e il set di simboli ITC Zapf Dingbats (1978), una raccolta di icone e ornamenti tipografici ampiamente utilizzata in editoria e grafica. Zapf fu anche autore di libri e pioniere nella tipografia digitale.
Adrian Frutiger
Adrian Frutiger (1928–2015) è stato un tipografo e designer svizzero, considerato uno dei più grandi creatori di caratteri del XX secolo. Dopo gli studi alla Schule für Gestaltung di Zurigo, lavorò in Francia e sviluppò numerosi font destinati alla stampa, alla segnaletica e al digitale. Il suo stile è caratterizzato da alta leggibilità, equilibrio tra forma e funzione e chiarezza anche in piccoli corpi o a distanza. Le sue opere principali includono i caratteri Univers (1957), Frutiger (1976, per l’aeroporto Charles de Gaulle), Avenir (1988) e OCR-B. Frutiger ha saputo unire rigore svizzero e sensibilità umanistica, creando font funzionali ma anche eleganti.
Wim Crouwel
Wim Crouwel (1928–2019) nacque a Groningen, nei Paesi Bassi. E’ stato un designer grafico, tipografo e curatore museale di grande influenza nel design europeo del dopoguerra. Ad influenzare maggiormente Crouwel sono il modernismo, lo Swiss design, il graphic design della Scuola di Ulm e Anthony Froshaug.
Crouwel ha dichiarato di esser stato ispirato in particolare soprattutto da Max Bill, Josef Müller Brockmann, Karl Gerstner, Emil Ruder e Richard Paul Lohse. Nel 1963 Crouwel co-fonda la Total Design insieme a Friso Kramer, Benno Wissing e i fratelli Paul e Dick Schwartz.
Crouwel era un grande sostenitore dell’uso della griglia come strumento fondamentale per organizzare lo spazio visivo: “Prima bisogna trovare la griglia di base su cui strutturare il contenuto e poi soltanto dopo possiamo iniziare a progettare il design. Trovare il pattern logico di base costituisce il 90% del lavoro”.
È proprio per questo motivo che il designer George Him soprannominò Crouwel “Mister Gridnik” (“Gridnik” diventerà anche il nome del carattere tipografico – realizzato da Crouwel per la Olivetti – digitalizzato da David Quay della Foundry).
“Quando Crouwel veniva accusato di creare progetti molto simili tra loro – ricorda Frederike Huygen nel libro Wim Crouwel Modernist – lui rispondeva tirando in ballo il sistema dei canali su cui è strutturata Amsterdam: “Le case sono molto simili tra loro, ma ognuna di esse è unica”.
Crouwel è celebre per le sue identità visive per il Museo Stedelijk di Amsterdam, la PTT (poste olandesi) e la Dutch Pavilion Expo ’70. Nel 1967 Crouwel crea il New Alphabet: un font sperimentale, quasi illeggibile, progettato per le prime stampanti digitali, con linee rette e angoli netti, simbolo della sua visione tecnologica.
Un carattere tipografico che non prevedeva distinzione tra lettere maiuscole e minuscole progettato soprattutto per i primi display digitali a matrice di punti. Composto esclusivamente da linee rette, puntini e angoli di 45°, il New Alphabet sfidava le convenzioni tradizionali della tipografia a favore di una nuova estetica visiva in linea con la tecnologia dell’epoca.
Crouwel fu professore e direttore del Museum Boijmans Van Beuningen. La sua opera unisce funzionalità, ordine e innovazione visiva, lasciando un’impronta duratura nel design moderno. Crouwel morì nel 2019 ad Amsterdam.
Milton Glaser
Milton Glaser (1929–2020) nacque a New York, negli Stati Uniti. Fu uno dei più importanti graphic designer del XX secolo, noto per il suo stile colorato, espressivo e umanista, in contrasto con il rigore del modernismo. Glaser co-fondò insieme a Seymour Chwast nel 1954 lo studio Push Pin, che rivoluzionò la grafica editoriale con un approccio più illustrativo e narrativo.
Tra le sue opere più celebri ci sono il logo “I ❤ NY” (1977), simbolo iconico della città di New York, e il poster per l’album Greatest Hits di Bob Dylan (1967) con la silhouette nera e i capelli psichedelici. Realizzò anche l’identità visiva per DC Comics, Brooklyn Brewery e LaGuardia High School. Il suo lavoro univa design, arte e comunicazione emotiva, rendendolo accessibile e popolare. Glaser ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la National Medal of Arts. Morì a New York nel 2020, il giorno del suo 91º compleanno. Nel 1974 Glaser ha aperto Milton Glaser, Inc.
Herb Lubalin
Herb Lubalin (nato il 17 marzo 1918 a New York, morto il 24 maggio 1981) è stato un graphic designer e tipografo statunitense, tra i più influenti del XX secolo. E’ considerato il padre della tipografia concettuale. Dopo aver studiato al Cooper Union, ha lavorato in diverse agenzie pubblicitarie prima di fondare la sua Lubalin, Smith, Carnase Inc. Lubalin è noto soprattutto per il suo lavoro negli anni ’60 e ’70, in particolare come art director di riviste e creatore di font iconici.
Nel 1945 Lubalin inizia a lavorare presso lo studio Sudler & Henessey come art director specializzato nella pubblicità farmaceutica. Negli anni ’60 Lubalin lavora con Ralph Ginzburg e progetta le riviste Eros (1962), Fact (1964-1967) e Avant Garde (1968 – 1971). Queste pubblicazioni segnano la storia del design grafico e vengono apprezzate per la qualità della loro impaginazione e dei contenuti.
Dopo aver lasciato Sudler nel 1964, Lubalin fonda la propria agenzia di consulenza grafica chiamata Herb Lubalin, Inc. Nel 1970, insieme a Aaron Burns ed Edward Ronthaler, Lubalin crea l’International Typeface Corporation (ITC), una delle prime fonderie di caratteri tipografici al mondo senza alcuna tradizione nella progettazione di caratteri in metallo fuso.
Nel 1973 Lubalin fonda invece la rivista U&lc (“Upper and lowercase”) dedicata all’esplorazione della tipografia, dell’arte del lettering e del design visivo in generale. Lubalin ha utilizzato la rivista come piattaforma per condividere le sue idee innovative sul design tipografico e per presentare lavori di altri designer e artisti rilevanti.
Lubalin ha reinventato il simbolo “&” come un feto nel logo “Mother & Child”, originariamente concepito per una rivista mai pubblicata. Questo logo è rimasto uno dei preferiti di Lubalin ed è stato infine riutilizzato per la copertina di un libro intitolato “Mother & Son”. Lubalin ha anche progettato il logo per Zebra Associates, un’agenzia pubblicitaria.
Nel 1979 Lubalin intraprende un progetto in Francia per creare l’identità visiva dei 3 Suisses, dimostrando un approccio più modernista. Le lettere ombreggiate in questo lavoro ricordavano il logo NY NY sviluppato quasi un decennio prima. Lubalin ha anche progettato il logotipo per La Bibbia (The Dino De Laurentis production) e per il magazine Families. Lubalin ha anche realizzato il logo per l’agenzia con Sudler e Hennessey e la copertina del libro Portraits of the American people.
Lubalin è però conosciuto soprattutto per la creazione del font Avant Garde Gothic. Avant Garde era il titolo di una rivista di arte e cultura pubblicata dal 1968 al 1971 dall’editore Ralph Ginzburg. A Lubalin fu chiesto di progettare il logotipo. Ginzburg bocciò diverse proposte di logotipo, ma quando Lubalin gli presentò quello progettato con l’Avant Garde Gothic – carattere che per il suo rigore geometrico ricordava il Futura di Paul Renner – esclamò: “Illeggibile ma fantastico. Lo compro!”. Il marchio Avant Garde diventò così popolare che Lubalin, il suo partner Tom Carnase e il designer di caratteri Edward Benguiat svilupparono un set completo di caratteri tipografici maiuscoli.
Lance Wyman
Lance Wyman (1937–) è un designer grafico statunitense nato nel New Jersey. Dopo essersi laureato in design industriale al Pratt Institute nel 1960, ha iniziato la sua carriera lavorando per General Motors e l’ufficio di George Nelson a New York. Nel 1966 si trasferì a Città del Messico, dove collaborò con l’architetto Pedro Ramírez Vázquez alla creazione dell’identità visiva per le Olimpiadi del 1968, un progetto che combinava elementi dell’arte preispanica con l’Op Art degli anni ’60. Un design ipnotico che fonde il numero “68” con gli anelli olimpici, ispirato alle geometrie dell’arte huichol messicana.
È considerato uno dei loghi olimpici più memorabili di sempre. Questo lavoro è considerato uno dei più riusciti nell’evoluzione dell’identificazione visiva. Oltre alle Olimpiadi, Wyman progettò il sistema di identità visiva e segnaletica per la metropolitana di Città del Messico e per lo Zoo Nazionale di Washington, D.C. Nel Wyman 1971 tornò a New York e fondò lo studio Wyman & Cannan, specializzandosi in sistemi di wayfinding per istituzioni culturali e trasporti pubblici. Nel 1979 fondò il suo studio, Lance Wyman Ltd., continuando a lavorare su progetti di branding e wayfinding in tutto il mondo.
Paul Rand
Paul Rand (1914–1996) nacque a Brooklyn, New York, negli Stati Uniti. Fu uno dei più influenti graphic designer e pubblicitari del XX secolo, pioniere del design moderno americano. Lo stile di Rand è un’espressione pura del modernismo, influenzato dallo Stile Internazionale Svizzero e dal Bauhaus. Rand utilizzava forme geometriche, tipografia pulita (spesso sans-serif) e un’estetica minimalista per creare design semplici ma potenti.
Rand è celebre per i suoi loghi aziendali iconici, tra cui IBM, ABC, UPS, Westinghouse e NeXT. Famoso anche il “rebus poster” Eye-bee-M” della campagna promozionale “Think” Rand credeva che il design dovesse essere funzionale ma anche visivamente memorabile, unendo estetica e messaggio. Rand Lavorò anche come art director e illustratore editoriale, influenzando riviste e pubblicità. Pubblicò testi fondamentali sul design, tra cui Thoughts on Design (1947).
Uno dei concetti chiave espressi nel libro è l’importanza della semplicità. Rand sostiene che un buon design non sia il risultato di decorazioni superflue, ma piuttosto della capacità di eliminare ciò che non è essenziale. Partecipò alla diffusione del design grafico come disciplina professionale e culturale. Morì a New York nel 1996.
“Un buon design significa un buon affare”: questa affermazione di Thomas Watson jr (ex presidente e amministratore delegato della IBM) racchiude un principio fondamentale che ha guidato le scelte e l’approccio di Rand nel suo lavoro. Rand infatti non intendeva solo enfatizzare l’importanza di un’estetica accattivante, ma sottolineava che il design efficace poteva avere un impatto diretto sulla redditività di un’azienda.
Alan Fletcher
Alan Fletcher (1931–2006) è stato un graphic designer britannico, cofondatore dello studio Pentagram. Il suo stile è eclettico, giocoso, concettuale, spesso basato su giochi visivi e tipografici intelligenti. Tra le sue opere principali l’identità visiva per la Reuters, il logo per il Victoria and Albert Museum (V&A) e il libro-manifesto The Art of Looking Sideways.
Karl Gerstner
Karl Gerstner (1930–2017) è stato un designer, tipografo e artista svizzero, noto per il suo approccio sistematico e rigoroso al design grafico. Cofondatore dello studio Gerster & Gredinger e tra i pionieri del design svizzero, ha sviluppato un metodo basato su sistemi modulari e griglie, che unisce precisione matematica e creatività visiva. Il suo stile è caratterizzato da un uso rigoroso della tipografia, dell’organizzazione dello spazio e da una forte attenzione all’armonia visiva. Tra le sue opere più note c’è il libro Designing Programmes (1968), un testo fondamentale che esplora i principi del design sistemico. Gerstner ha contribuito alla progettazione di caratteri come Gerstner Programm e ha influenzato generazioni di designer con il suo pensiero innovativo e teorico.
Shigeo Fukuda
Shigeo Fukuda (1932–2009) è stato un graphic designer e scultore giapponese, noto per il suo stile ironico, giocoso e concettuale, che combina spesso illusioni ottiche e umorismo visivo. Nato a Tokyo, Fukuda ha lavorato soprattutto nel campo del design pubblicitario e della grafica, creando poster iconici che sfidano le aspettative visive e comunicative. Tra le sue opere più celebri ci sono poster come Victory 1945 e Shape of Peace, che utilizzano immagini semplici ma cariche di significato e doppio senso. Fukuda ha ricevuto numerosi premi internazionali, diventando una figura di riferimento per il design grafico giapponese e mondiale. La sua capacità di fondere arte e comunicazione lo ha reso un pioniere nel design concettuale.
Rosmarie Tissi
Rosmarie Tissi (nata nel 1937) è una graphic designer svizzera, considerata una delle figure chiave del design grafico contemporaneo in Svizzera. Il suo stile si distingue per l’uso audace del colore, la composizione dinamica e un equilibrio tra rigore tipografico e creatività visiva. Dopo aver studiato a Zurigo, ha lavorato per importanti studi e poi ha fondato il suo proprio studio. Tra le sue opere più celebri ci sono poster, identità visive e lavori editoriali che combinano influenze dello Swiss Style con sperimentazioni più espressive e personali.
Seymour Chwast
Seymour Chwast (nato nel 1931) è un graphic designer, illustratore e cofondatore dello studio Push Pin Studios, noto per il suo approccio eclettico e narrativo al design. Il suo stile combina ironia, umorismo e una forte influenza della cultura pop, spesso utilizzando illustrazioni vivaci e tipografia creativa. Chwast ha contribuito a ridefinire il graphic design negli anni ’60 e ’70, rompendo con i canoni modernisti rigidamente funzionali. Tra le sue opere più famose ci sono poster, copertine di libri e campagne pubblicitarie caratterizzate da un’estetica giocosa e comunicativa.
Matthew Carter
Matthew Carter (nato nel 1937 a Londra, Regno Unito) è uno dei più influenti designer di caratteri tipografici contemporanei. Il suo stile combina eleganza tradizionale e funzionalità moderna, con particolare attenzione alla leggibilità su schermo e stampa. Tra le sue creazioni più celebri ci sono i font Verdana, Georgia e Bell Centennial. Carter ha contribuito in modo decisivo all’evoluzione della tipografia digitale, progettando caratteri largamente utilizzati nel web e nella stampa.
Carter ha collaborato con importanti aziende come Microsoft e Apple, rendendo i suoi font indispensabili nella comunicazione visiva quotidiana. Carter è stato inoltre insignito di numerosi premi per il suo contributo al design tipografico. Carter è anche cofondatore della fonderia Carter & Cone. “Type is a beautiful group of letters, not a group of beautiful letters” è uno dei motti di Carter. Il significato della frase rappresenta un principio importante nella tipografia: non conta che ogni singola lettera sia “bella” di per sé, ma che l’insieme delle lettere, cioè l’insieme dei caratteri tipografici, sia armonioso, leggibile e funzionale nel suo insieme.
Vaughan Oliver
Vaughan Oliver (1957–2019) è stato un graphic designer britannico, celebre soprattutto per il suo lavoro nel campo del design editoriale e delle copertine di album musicali. Il suo stile si caratterizza per atmosfere oniriche, immagini surrealiste e composizioni visive complesse, spesso abbinate a un uso sperimentale della tipografia. Oliver è noto soprattutto per la sua lunga collaborazione con l’etichetta discografica 4AD, per cui ha creato cover iconiche di band come Cocteau Twins, Pixies e This Mortal Coil. La sua capacità di fondere arte e grafica ha influenzato profondamente il design musicale e visivo degli anni ’80 e ’90.
Aprile Greiman
April Greiman (nata nel 1948) è una graphic designer e pioniera del design digitale americana, nota per aver integrato la tecnologia digitale nel design grafico fin dagli anni ’80. Il suo stile è audace, sperimentale e multidisciplinare, combinando tipografia, fotografia e composizione digitale con un approccio visivo innovativo e spesso sovrapposto. Greiman ha contribuito a rompere le barriere tra design tradizionale e digitale, influenzando la direzione del graphic design contemporaneo. Tra le sue opere più celebri c’è il poster “Does it make sense?” (1986), considerato un manifesto del design digitale. Non è nota per aver creato font propri, ma il suo uso tipografico è fortemente espressivo e integrato nei suoi progetti innovativi.
Wolfgang Weingart
Wolfgang Weingart (1941–2021) è stato un graphic designer e tipografo tedesco, considerato il “padre dello Swiss Punk” per aver rivoluzionato lo Swiss Style tradizionale negli anni ’70. Il suo stile rompeva con la rigidità del modernismo svizzero, introducendo sperimentazione tipografica, uso audace del colore e composizioni dinamiche. Il suo contributo fondamentale è stato nell’insegnamento e nella diffusione di un approccio più libero e creativo alla tipografia.
Weingart collaborò attivamente con la rivista Typografische Monatsblätter, influenzando il dibattito internazionale sul design tipografico. Nel suo libro My Way to Typography (2001) racconta il percorso personale e professionale che lo ha portato a sfidare le regole tradizionali, offrendo una preziosa testimonianza sulla sua filosofia e sul suo impatto nel design. Ha influenzato generazioni di designer attraverso la sua scuola a Basilea, aprendo la strada al design postmoderno e a nuove possibilità nella comunicazione visiva.
Susan Kare
Susan Kare nasce nel 1954 a Ithaca, nello Stato di New York. All’inizio della sua carriera Kare non ha una formazione specifica in informatica né in tipografia digitale: un dettaglio che diventerà, paradossalmente, uno dei suoi maggiori punti di forza. Nel 1982 Kare viene chiamata da Andy Hertzfeld, suo amico e membro del team Macintosh, a collaborare con Apple. Il suo compito è rivoluzionario quanto vago per l’epoca: “dare un volto” al computer.
Kare lavorava su una griglia estremamente limitata, spesso di 32×32 pixel o meno, con schermi in bianco e nero a bassissima risoluzione. Tra i suoi lavori più noti ci sono le icone degli strumenti di MacPaint, la celebre faccia sorridente che accoglieva l’utente all’avvio del sistema, l’icona della bomba che appariva in caso di crash, il cestino, il dischetto per il salvataggio e numerosi altri simboli che hanno definito il linguaggio visivo del Mac.
L’obiettivo principale del lavoro di Kare era rendere l’interfaccia grafica intuitiva e amichevole, soprattutto per utenti che non avevano mai usato un computer; per questo motivo, Kare basava le sue icone su metafore visive semplici e immediatamente riconoscibili.
Kare ritiene che “le buone icone dovrebbero essere più simili ai segnali stradali che alle illustrazioni: facilmente comprensibili e non appesantite da dettagli superflui“. Una buona icona – sostiene Kare, che si è dichiarata una grande ammiratrice dei lavori di Paul Rand – dev’essere immediatamente riconoscibile.
Tra i lavori più importanti di Kare spicca inoltre il font Chicago, progettato nel 1984 e diventato il carattere di sistema del Macintosh classico per oltre un decennio. Non era un carattere “neutro”: comunicava personalità, coerenza e fiducia. Una vera e propria innovazione, visto che in quegli anni i caratteri tipografici dei computer erano soprattutto monospace.
Oltra al Chicago, Kare ha progettato per Macintosh altri font tra i quali Monaco, Geneva, New York e Cairo. Dopo Apple, Kare ha continuato a lavorare come designer per alcune delle più importanti aziende tecnologiche, tra cui NeXT (con Steve Jobs), Microsoft (tra i lavori più noti il design delle carte del celebre gioco Solitaire incluso in Windows 3.0.), IBM, Facebook e Pinterest.
Peter Saville
Peter Saville (nato nel 1955) è un graphic designer britannico noto per le sue iconiche copertine di album che hanno segnato la cultura visiva della musica degli anni ’80 e ’90. Cofondatore della Factory Records, ha creato l’identità visiva per band come Joy Division, New Order e Ultravox. Il suo stile fonde minimalismo, riferimenti all’arte classica e modernismo. Tra le opere più celebri: la copertina di Unknown Pleasures (1979) dei Joy Division e Power, Corruption & Lies (1983) dei New Order.
Neville Brody
Neville Brody (1957–) è nato a Londra, Regno Unito. È un graphic designer, tipografo e art director tra i più influenti del design contemporaneo. Brody sin dai primi anni della sua carriera è emerso come una figura ribelle e visionaria nel campo del graphic design: la sua estrema sperimentazione con la tipografia e l’uso innovativo dei caratteri lo hanno reso un pioniere nella creazione di layout e design distintivi.
Una delle sue massime è “Design is more than just a few tricks to the eye. It’s a few tricks to the brain“. Brody ha dichiarato: “Il punk è stata probabilmente la cosa che mi ha influenzato maggiormente”. Lo spirito del punk – ha ribadito Brody in una intervista su Eye on design– è infatti che non dobbiamo accettare la società e le strutture tradizionali. Brody ha evidenziato inoltre l’importanza della florida scena musicale londinese: “La scena musicale a Londra – dichiara nell’intervista su Dezeen – era estremamente vitale. C’erano concerti indipendenti e prosperava una vivace scena di etichette discografiche indipendenti. Se non fosse stato per questo, persone come me e altri grafici come Vaughan Oliver e Peter Saville di Manchester, insieme a Malcolm Garrett, non saremmo potuti sopravvivere”.
Brody è particolarmente noto per il suo lavoro nell’ambito dell’editoria musicale, avendo contribuito in modo significativo al visual branding di molti artisti (tra cui Cabaret Voltaire e Depeche Mode). Divenne famoso negli anni ’80 come art director delle riviste The Face e Arena, rivoluzionando il design editoriale. Nel 1989 Brody, Erik Spiekermann e Joan Spiekermann hanno inoltre dato vita al FontShop: un negozio per i caratteri tipografici digitali, un’idea all’avanguardia per l’epoca
Alcuni dei lavori più celebri di Brody sono legati a Fuse Magazin“, una pubblicazione pionieristica nel mondo della tipografia sperimentale. Fondata nel 1991, Fuse Magazine ha rappresentato un terreno fertile per l’esplorazione di nuove frontiere tipografiche e ha fornito una piattaforma per designer, tipografi e artisti di tutto il mondo per condividere le loro visioni.
Particolarmente significativi anche i lavori di Brody per V&A Magazine, The Guardian, The Observer e The Times. Brody ha inoltre lavorato alla nuova visual identity di Channel 4, creando per l’occasione due novitypeface: Horseferry e Chadwick.
Brody ha progettato anche numerosi caratteri tipografici, tra cui FF Blur, Industria, Insignia. Brody ha lavorato per clienti internazionali come Nike, Coca Cola, Sony, Microsoft e BBC, unendo estetica e comunicazione visiva. Uno dei lavori più apprezzati di Brody è “Free me from freedom”, realizzato nel 2009 in occasione della mostra “Super contemporary” allestita presso il London Design Museum (al centro dell’attenzione il tema della sorveglianza e la privacy nel Regno Unito).
Da segnalare anche il lavoro per l’Anti Design Festival, evento che incarna l’essenza della ribellione creativa e dell’innovazione senza limiti. Tra i font realizzati da segnalare anche FF Blur, FF Dirty One e FF Dome. Tra i libri più interessanti a lui dedicati The Graphic Language of Neville Brody.
David Carson
David Carson (1955–) è nato a Corpus Christi, Texas, Stati Uniti. È un graphic designer e art director noto per il suo approccio sperimentale e anticonvenzionale. Il suo stile rompe le regole tradizionali della tipografia e del layout, usando testi sovrapposti, distorsioni, collage e composizioni caotiche. La carriera di Carson è decollata negli anni ’80 con la rivista Beach Culture, ma è conRay Gun che ha guadagnato fama mondiale. Da ricordare come nel 1994, trovandola noiosa, Carson decise di editare l’intervista a Brian Ferry su RayGun con l’illeggibile carattere Zapf Dingbats. Ex surfista professionista, Carson ha portato nel design un’energia ribelle e intuitiva, influenzando profondamente la cultura visiva contemporanea.
Carson ha ridefinito le regole del graphic design, influenzando una generazione di designer e portando la grunge typography nella cultura pop. Il suo lavoro, spesso criticato per la scarsa leggibilità, è celebrato per la sua capacità di catturare lo spirito degli anni ’90. I lavori di Carson sono caratterizzati da un approccio istintivo e caotico: spesso essi prevedono infatti sovrapposizioni di testo, font distorti, spaziature irregolari e immagini sfocate per creare un’estetica cruda e viscerale. Uno stile “grid-free“: Carson ignora infatti griglie e simmetria, privilegiando l’impatto emotivo sulla funzionalità. I
l precursore della grunge typography mette in guardia, sottolineando che la potenza di un messaggio non dipende dalla sua leggibilità: “Don’t mistake legibility for communication”. Carson crede infatti fortemente nella potenza e nell’emozione che può provocare il design ancor prima che si possa recepire il significato del messaggio contenuto in una grafica. Carson ha progettato anche poster, album musicali e campagne pubblicitarie per clienti come Pepsi, Nike, Microsoft e MTV. Tra i libri pubblicati The End of Print (1995) – diventato punto di riferimento del design sperimentale – Fotografiks, 2nd Sight e Trek.
I lavori di Carson continuano a suscitare l’interesse di molte persone, non solo legate al mondo della grafica: secondo il magazine Eye infatti, Carson risulterebbe “the most googled graphic designer in history”.
Stefan Sagmeister
Stefan Sagmeister (nato il 6 agosto 1962 a Bregenz, Austria) è uno dei graphic designer più innovativi e influenti del nostro tempo. Sagmeister è riuscito a trasformare la comunicazione visiva in un’esperienza coinvolgente e riflessiva: nei suoi progetti infatti spesso esplora temi profondi e personali, cercando di creare un impatto duraturo e di generare una riflessione critica nel pubblico.
Dalla collaborazione con Jessica Walsh nasce Sagmeister & Walsh, studio che resterà attivo fino al 2019
Sagmeister ha realizzato progetti iconici per il Guggenheim Museum, Time Warner, AIGA (American Istitute of Graphic Arts) e Casa Da Musica di Porto. Uno dei progetti più noti di Sagmeister è il libro e l’esposizione Sagmeister: Made You Look, una raccolta di lavori rappresentanti una panoramica completa della sua carriera e delle sue innovazioni. Il libro è stato elogiato per il suo design originale e interattivo.
Sagmeister ha inoltre lavorato con numerosi artisti del mondo della musica, creando copertine di album e materiale promozionale: tra le collaborazioni più famose quelle con Lou Reed, David Byrne, The Rolling Stones e HP Zinker.
Tra i lavori più famosi anche “The Happy Show“, un’esposizione che esplora il tema della felicità attraverso il design grafico e l’arte visiva. A combinare design grafico, tipografia e arte visiva per comunicare pensieri e riflessioni personali è anche il progetto “Things I have learned in my life so far“, un libro con frasi personali trasformate in opere tipografiche (es. scritte su cartelli o gonfiabili), che mostrano l’abilità di Sagmeister nel narrare visivamente. In “Now is better” Sagmeister utilizza invece il suo talento grafico per illustrare idee e riflessioni su cosa significhi essere felici e su come il design possa influenzare positivamente la percezione del mondo.
Sagmesiter ha deciso di prendersi ogni sette anni un anno sabbatico per dedicarsi a progetti personali: “Ogni 7 anni mi prendo un anno intero di pausa per provare cose per le quali non sembra esserci abbastanza tempo durante i giorni di lavoro”. Decisione che ha anche portato Sagmeister a rifiutare di elaborare un poster per la campagna presidenziale di Barack Obama.
Paula Scher
La statunitense Paula Scher (1948–) dello studio Pentagram è una delle graphic designer e tipografe più influenti del design contemporaneo. Paula Scher nasce nel 1948 a Washington. Alla Tyler School of Art Scher conosce il professor Stanislaw Zagorski: “Un professore – ha raccontato Scher – che mi diede il consiglio più importante della mia vita: illustra con le parole”.
A partire dagli anni Settanta Scher inizia a disegnare libri per bambini per la casa editrice Random e poi copertine di dischi prima per la Cbs e successivamente per la Atlantic records (tra i lavori più iconici la copertina nel 1976 per l’album dei Boston, sebbene oggi la stessa Scher la definisca “mediocre”).
La graphic designer dichiara di aver disegnato copertine di dischi per 8 anni, al ritmo di oltre 150 copertine al giorno. Nel 1984 Scher co-fonda l’agenzia pubblicitaria Koppel&Scher insieme al collega Terry Koppel (tra i lavori più noti il poster per la Swatch), collaborazione che si interromperà pochi anni più tardi. Nel 1991 Scher diventa partner del prestigioso studio Pentagram di cui oggi fanno parte – tra gli altri – Michael Bierut, Marina Willer e Sascha Lobe.
Tra i lavori più famosi di Scher realizzati per la Pentagram ci sono quelli per Windows 8 (“Your name is Windows. Why are you a flag?” chiese Scher ai vertici Microsoft riferendosi al precedente logo), Public Theater, Museum of modern art (MOMA), Holocaust memorial museum, The Mental Health Coalition, New York City Ballet, Jazz at Lincoln Center, High Line Philadelphia Museum of Art e Citi bank. Molti lavori di Scher sono inoltre dedicati all’environmental design.
Lo stile di Scher è caratterizzato da un uso innovativo della tipografia, spesso protagonista dei suoi lavori. Ispirata da modernismo, costruttivismo e Art Déco, Scher crea composizioni dinamiche con colori vivaci e contrasti netti. Molto interessante il documentario che Netflix ha dedicato a Scher nell’ambito della seria Abstract: the art of design.
Michael Bierut
Michael Bierut (nato il 16 agosto 1957 a Cleveland, Ohio) è un graphic designer statunitense di grande influenza. Dopo essersi laureato alla University of Cincinnati nel 1980, Michael Bierut ha lavorato per dieci anni con Massimo Vignelli presso Vignelli Associates. Bierut lavorerà per la Vignelli Associates per 10 anni. “Il design – spiega Michael Bierut nel libro “How To” – era una vocazione sacra: praticando la professione stavi impegnandoti in una lotta contro la stupidità e la bruttezza”.
Michael Bierut ha contribuito alla realizzazione di molti progetti iconici. Tra i lavori più famosi ci sono quello per il New York Times (environmental graphics), il logo per la campagna presidenziale di Hillary Clinton nel 2016, i poster per Parallax Theatre, Yale school of Architecture e Architectural League of New York, e i rebranding per le identità visive di Saks Fifth Avenue, Billboard, Mohawk, Museum of arts and design (MAD), MIT Media Lab, Brooklyn academy of music (BAM), International center of photography (ICP), Slack, Vroom e New Jersey Nets.
Bierut ha vinto numerosi premi e alcuni dei suoi lavori sono stati esposti nei più famosi musei del mondo, ha scritto diversi libri di successo (tra cui “How To” e “Now you see it“) ed è il cofondatore del sito Design Observer. Il libro “How to” è una raccolta di saggi e casi studio che esplora il mondo del design grafico attraverso l’esperienza personale e professionale dell’autore. Pubblicato nel 2015, il libro offre una visione unica su come il design possa essere applicato per risolvere problemi, comunicare idee e influenzare la cultura.
Nel libro Bierut rivela quali siano stati “i tre libri che gli hanno cambiato la vita: Aim for a Job in Graphic Design/art di S. Neil Fujita, Graphic Design Manual: Principles and Practice di Armin Hofmann e Graphic Design di Milton Glaser”. Di rilievo i lavori per il Museum of arts and design di Manhattan (MAD), Mohawk, Brooklyn academy of music e MIT Media Lab. Bierut ha inoltre realizzato il logo (“H plus arrow“) per la campagna di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali del 2016
Erik Spiekermann
Erik Spiekermann (1947–) è nato a Stadthagen, Germania. È un tipografo, graphic designer e imprenditore tra i più influenti del design europeo contemporaneo. Il suo stile combina chiarezza, funzionalità e eleganza tipografica, con grande attenzione alla leggibilità e alla comunicazione. Spiekermann nel 1979 ha fondato MetaDesign, uno studio che ha rivoluzionato il design dell’informazione. MetaDesign si è distinta per progetti di corporate identity per aziende di rilievo come Audi, Volkswagen, Lufthansa e Heidelberg Printing Machines. Un progetto particolarmente significativo, seppur non andato in porto con la Deutsche Bundespost, fu lo sviluppo del carattere Meta, nato poi come progetto indipendente e ispirato dal nome del suo studio.
Nel 1989 Spikermann ha inoltre co-fondato FontShop, una delle prime piattaforme per la distribuzione di font digitali. Nonostante il suo coinvolgimento nel mondo digitale, Spiekermann nutre un profondo amore per la stampa tradizionale. Nel suo laboratorio P98a a Berlino, Spiekermann si dedica alla stampa tipografica con macchinari d’epoca, dimostrando come le tecniche tradizionali possano ancora convivere con le tecnologie moderne: questo spazio non è solo un laboratorio, ma anche un luogo di incontro e di apprendimento per appassionati di tipografia.
È celebre per la creazione dei caratteri FF Meta (carattere sans-serif versatile e umanistico è diventato un classico del design digitale), FF Info e ITC Officina, utilizzati in contesti editoriali e aziendali internazionali. Spiekermann ha inoltre progettato identità visive per clienti importanti come Deutsche Bahn, Bosch e The Economist.
Spiekermann ha anche lavorato su segnaletica urbana e wayfinding, tra cui il progetto per l’aeroporto di Berlino. Spiekermann è anche autore di libri che educano e ispirano generazioni di designer: tra questi Stop Stealing Sheep & Find Out How Type Works, libro fondamentale sulla tipografia, pubblicato per la prima volta nel 1993. Nel 2013 pubblica invece Hello I am Erik: un autoritratto creativo, un mix coinvolgente di autobiografia, saggio visivo e raccolta di progetti.
Spiekermann ha ricevuto premi internazionali come la Medaglia AIGA e il German Design Award. Il suo lavoro unisce tradizione tipografica e innovazione digitale. Nel 2009 Spiekermann co-fonda la edenspiekermann.
Gabor Palotai
Gabor Palotai è nato nel 1956 a Budapest, Ungheria. È un graphic designer, artista e tipografo noto per il suo stile minimalista e geometrico, che fonde arte e design in modo raffinato e concettuale. Palotai ha vissuto e lavorato principalmente in Svezia, dove ha contribuito significativamente al design scandinavo contemporaneo. Tra le sue opere principali si ricordano progetti per istituzioni culturali come il National Museum of Science and Technology di Stoccolma e la Royal Swedish Opera. Palotai realizzato anche numerosi libri, poster e identità visive, caratterizzati da un uso innovativo della tipografia e delle forme. Il suo lavoro è spesso descritto come un equilibrio tra precisione matematica e sensibilità estetica. Palotai è anche autore di pubblicazioni sul design e la tipografia.
Zuzana Licko
Zuzana Licko (nata nel 1961 in Cecoslovacchia) è una type designer e cofondatrice della fonderia digitale Emigre, nota per il suo ruolo pionieristico nella tipografia digitale. Il suo stile è caratterizzato da un approccio sperimentale e innovativo, che ha sfidato le convenzioni tipografiche tradizionali con font dal design audace e spesso geometrico. Tra i suoi caratteri più celebri si annoverano Mrs Eaves (reinterpretazione dei caratteri di John Baskerville. Il nome rende omaggio a Sarah Eaves, compagna e collaboratrice di Baskerville), Oakland, Lo-Res, Filosofia e Matrix, che hanno avuto un grande impatto nel design contemporaneo.
Licko ha contribuito a definire l’estetica del graphic design degli anni ’80 e ’90, sfruttando le potenzialità offerte dalla tecnologia digitale. Oltre al suo lavoro come type designer, Licko ha influenzato la cultura visiva attraverso Emigre Magazine (chiuso nel 2005, dopo 69 numeri) pubblicazione di riferimento nel design e nella tipografia digitale. Famosa è la frase di Licko“You read best what you read most”: una presa di posizione critica contro l’idea modernista di una leggibilità universale e oggettiva.
Jonathan Hoefler
Jonathan Hoefler (nato nel 1970) è un type designer statunitense tra i più influenti della sua generazione.
Autodidatta, ha fondato nel 1989 la fonderia tipografica Hoefler & Co. a New York. È noto per aver progettato caratteri che uniscono rigore storico e funzionalità contemporanea. Tra le sue opere più celebri figura Gotham (2000, con Tobias Frere-Jones), diventato iconico anche in ambito politico e istituzionale. Ha inoltre creato famiglie tipografiche come Mercury, Knockout (reso famoso dall’identità grafica di Paula Scher per il Public Theater di New York) e il Sentinel.
I suoi caratteri sono utilizzati da importanti testate giornalistiche, istituzioni culturali e marchi internazionali. Hoefler è considerato un punto di riferimento nel design tipografico contemporaneo per qualità tecnica e ricerca storica.
Studio Experimental Jetset
Experimental Jetset è uno studio di graphic design indipendente con sede ad Amsterdam, fondato nel 1997 da Marieke Stolk, Erwin Brinkers e Danny van den Dungen. Il nome dello studio è ispirato all’album dei Sonic Youth Experimental Jet Set, Trash and No Star (1994), un riferimento che riflette la loro connessione con la cultura pop e le sottoculture post-punk.
Il loro lavoro si distingue per uno stile minimalista, concettuale e tipografico, spesso basato su ripetizione, griglie rigorose e uso critico del testo. Lo stile dello studio Experimental Jetset è profondamente radicato nel modernismo olandese, con influenze che spaziano da designer come Wim Crouwel a movimenti come il De Stijl. La loro estetica è caratterizzata da un uso rigoroso della tipografia, spesso incentrata sull’Helvetica, linee pulite, griglie strutturate e una palette cromatica minimalista, prevalentemente monocromatica.
Lo studio di Amsterdam reinterpreta il modernismo attraverso un filtro contemporaneo, mescolandolo con riferimenti alla cultura pop e alle sottoculture degli anni ’80, come ad esempio il post-punk. Lo studio esplora il confine tra arte e design, fondendo messaggi visivi con contenuti culturali e sociali, e realizzando progetti per musei e istituzioni culturali come Stedelijk Museum Amsterdam, Museum Boijmans Van Beuningen e Van Abbemuseum. Lo studio è noto anche per poster, pubblicazioni e installazioni tipografiche.
L’approccio di Stolk Brinkers e Van den Dungen riflette una filosofia di design sobrio ma concettualmente potente, dove ogni elemento ha un ruolo comunicativo preciso. Experimental Jetset ha pubblicato libri e cataloghi, documentando il proprio lavoro e le riflessioni teoriche. Il loro lavoro è esposto in collezioni di design e arte contemporanea a livello internazionale. Continuano a influenzare designer e tipografi con la loro rigorosa estetica concettuale.
Tra i loro lavori più famosi la T-shirt “John & Paul & Ringo & George” (2001), l’identità grafica per il Whitney Museum of American Art (basata sul concetto di “Responsive W”), il progetto NAIM Re-Action e il catalogo “We Are the World” (2003) realizzato per la Biennale di Venezia.
Studio Chermayeff & Geismar & Haviv
Chermayeff, Geismar e Haviv è uno studio di graphic design e branding fondato nel 1957 a New York, Stati Uniti da Ivan Chermayeff e Tom Geismar, a cui si è unito nel 2006 Sagi Haviv. Lo studio è celebre per il suo stile pulito, minimalista e altamente riconoscibile, con forte enfasi sulla semplicità, simbolismo e funzionalità dei loghi.
“Alcune cose nella vita vanno e vengono: i loghi progettati da questo studio sono eterni” scrive Isaac Mizrahi nell’introduzione al libro Identify. Basic principles of identity design in the iconic trademarks of Chermayeff & Geismar.
Lo studio – scrivono gli stessi Chermayeff Geismar e Haviv nel libro Identify – lavora al servizio dei clienti affrontando le sfide e i parametri che gli vengono presentati per la ricerca di un’identità visiva: “We call these parameters ‘the design problem’”.
Lo studio ha creato identità visive iconiche per clienti globali come Mobil, NBC, National Geographic, Chase Bank, Pan Am e Armani Exchange. Il suo approccio si basa su forme geometriche semplici e colori distintivi, rendendo i loghi immediatamente leggibili e memorabili.
Lo studio lavora anche su branding aziendale, identità culturale e pubblicazioni editoriali. Ivan Chermayeff è morto nel 2017, ma lo studio continua a operare sotto la guida di Geismar e Haviv, mantenendo un approccio modernista e innovativo.
Sascha Lobe
Sascha Lobe è un graphic designer tedesco, nato nel 1967 a Siegen. Lobe ha iniziato la sua carriera dopo aver studiato all’Università di Pforzheim sotto la guida di Uwe Lohrer. In seguito, ha lavorato presso studi di design a Stoccarda, Berlino e Karlsruhe, fino al 1999, quando ha fondato lo studio L2M3 a Stoccarda insieme all’architetto HG Merz.
Dal 2018 al 2024 Lobe è stato partner dell’agenzia Pentagram. Tra i suoi progetti di spicco c’è il rebranding del Bauhaus-Archiv Museum di Berlino: un sistema visivo basato sulla reinterpretazione storica della tipografia Bauhaus, con la creazione di un carattere in stile Herbert Bayer (nota come “Bayer Next”) con oltre 500 glifi ed in continua evoluzione.
Jonathan Hoefler
Jonathan Hoefler è un designer tipografico statunitense, nato a New York nel 1970, noto come uno dei protagonisti della tipografia digitale moderna e fondatore della celebre fonderia Hoefler & Co. Hoefler ha creato numerose famiglie di caratteri ampiamente usate da istituzioni, media e brand internazionali. Tra le sue opere più riconosciute ci sono Gotham (usato da GQ e nelle campagne presidenziali), Hoefler Text (incluso nei sistemi Apple), Mercury, Knockout (famoso per l’uso di Paula Scher nell’identità visiva del Public Theater), Sentinel e Archer. Hoefler è vincitore di prestigiosi premi tipografici come il Prix Charles Peignot e la medaglia AIGA e il suo lavoro è conservato in musei come il MoMA e lo Smithsonian.
Chris Ashworth
Chris Ashworth è un graphic designer e tipografo britannico noto per aver rivoluzionato la grafica musicale degli anni Novanta come art director di Ray Gun Magazine, rivista iconica della West Coast. La sua estetica, definita “Swiss Grit”, fonde i rigori del design svizzero con una sensibilità sporca e vissuta, tipica dell’estetica grunge e di strada. Dopo aver lavorato per Ray Gun, Ashworth diventa direttore creativo per Getty Images, Nokia e Microsoft. Nel corsodegli anni Ashworth ha inoltre collaborato anche con Monster Children e Blah Blah Blah magazine.
Il suo volume Disorder: Swiss Grit Vol. II raccoglie un archivio personale di lavori, layout, bozze e materiali sperimentali realizzati tra Ray Gun e i suoi progetti manuali. Oggi Asworth è considerato una figura di riferimento nel design tipografico contemporaneo per la sua capacità di unire metodo e imperfezione.
La definizione “Swiss Grit” riassume perfettamente il suo approccio: un’intensa commistione tra la rigorosa chiarezza tipografica dello stile svizzero e un’estetica “sporca”, fatta di materiali deteriorati dal tempo, sovrapposizioni artigianali e segni dell’uso quotidiano. La struttura è formalmente legata a griglie, spazi vuoti e font sans serif, ma viene contaminata da un tocco organico ottenuto con strumenti manuali come matite, bisturi, nastro adesivo o Letraset.
L’imperfezione non è un difetto ma un valore: scritte consumate, collage e tracce del tempo rendono ogni composizione unica. Alla base vi è una filosofia analogica che si oppone alla freddezza digitale, celebrando l’artigianalità come fonte di anima e significato.
Marina Willer
Marina Willer è una graphic designer partner donna dello studio Pentagram. Il suo stile combina eleganza visiva, sperimentazione e forte carica emotiva, con un approccio raffinato e contemporaneo. Tra i suoi progetti più importanti, ha realizzato identità visive per istituzioni di rilievo come Tate Modern, Amnesty International e la Moholy-Nagy Foundation, vincendo anche riconoscimenti internazionali. Ha diretto il documentario Red Trees, presentato al Festival di Cannes nel 2017 e distribuito su Netflix. Il suo lavoro è estremamente apprezzato nel panorama del design contemporaneo per la capacità di unire arte, narrazione e comunicazione visiva di forte impatto.
Craig Ward
Craig Ward (nato nel 1979 a Bath, Regno Unito) è un designer e direttore creativo britannico, noto per il suo approccio sperimentale e innovativo alla tipografia. Lavora spesso con tecniche non convenzionali, mescolando media fisici e digitali per creare composizioni tipografiche sorprendenti. Il suo stile gioca con texture, materiali e processi artigianali, esplorando la tipografia come forma d’arte oltre che di comunicazione. Tra i suoi progetti più noti ci sono campagne per Nike, The New York Times e Adobe. Ward ha anche realizzato opere personali e installazioni tipografiche che hanno influenzato la scena del design contemporaneo.
Jessica Walsh
Jessica Walsh (nata nel 1986) è una graphic designer, direttrice creativa e imprenditrice statunitense, nota per il suo stile audace e provocatorio. Dopo aver lavorato con Sagmeister Inc., è diventata partner dello studio Sagmeister & Walsh e successivamente ha fondato &Walsh. Il suo stile mescola colori vivaci, tipografia espressiva, surrealismo, fotografia concettuale e arte digitale, spesso con un forte impatto emotivo e visivo. Walsh ha curato campagne per Adobe, Aizone, The New York Times. Famoso anche il progetto personale 40 Days of Dating. Walsh è una figura chiave del design contemporaneo, che unisce branding, arte e storytelling.