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I GRAPHIC DESIGNERS ITALIANI

In Italia la diffusione del graphic design – intesa come attività professionale – è iniziata soprattutto a partire dal secondo dopoguerra. La sua affermazione – come sottolinea Carlo Vinti nel libro “Grafica Italiana dal 1945 a oggi” – è soprattutto legata alla presenza di editori (tra cui Einaudi, Mondadori, Feltrinelli), grandi gruppi imprenditoriali (Olivetti, Pirelli, Finmeccanica, Eni, Italsider, ecc.), esponenti della nascente cultura del design e architetti che “non si limitarono a offrire ai professionisti della grafica opportunità di lavoro stimolanti, ma contribuirono sensibilmente a formarne l’orizzonte culturale”.

Tra gli anni ’50 e ’80 il graphic design italiano ha raggiunto il suo apice, con figure che hanno lavorato sia in patria che all’estero, portando il Made in Italy nei settori dell’editoria, del branding e del design ambientale.

Salvatore Gregorietti

Salvatore Gregorietti (1870-1952) Il lavoro di Gregorietti è fortemente influenzato dai principi del modernismo internazionale, in particolare dalla scuola svizzera e dall’approccio funzionalista del design industriale. Il suo stile è pulito, essenziale, ordinato, fondato su una griglia tipografica solida, su una gerarchia visiva chiara e sull’uso ponderato di colori e forme. Nel 1965 Gregorietti co-fonda la Unimark International e lavorerà nello studio di Milano insieme a Noorda. Nel 1971 Gregorietti progetta il logotipo per l’industria di carburanti Agip: l’idea del trasporto e della guida viene ricreata graficamente dividendo le lettere al loro interno con una sottile linea così da farle apparire come una sorta di strada stilizzata. Tra gli altri lavori importanti la creazione del logotipo della Banca San Paolo, il logo per la fondazione Giangiacomo Feltrinelli e l’identità visiva per alcune collane di libri Feltrinelli, una serie di manifesti per la Rinascente, il poster per la biennale internazionale d’arte di Venezia del 1970 e quello del 1971 per il Comune di Milano (“Milano, il futuro 5 anni prima” con una foto scattata da Oliviero Toscani), il restyling nel 1982 del logo Pirelli e le copertine del magazine di architettura “Ottagono” (che nel 1979 gli valsero il “Compasso d’oro”). In una intervista su Design Culture Gregorietti ha elencato i suoi font preferiti: Helvetica, Akzidenz Grotesk, Bodoni, Garamond e Caslon (“they are the most suitable for specific applications”).

Franco Grignani

Franco Grignani (1908-1999) ha lavorato per marchi italiani con uno stile sperimentale e dinamico che poi ha anticipato il movimento dell’Op Art. Il contributo più iconico di Grignani al graphic design è senza dubbio il logo Woolmark disegnato nel 1963. Il logo è composto da un intreccio di linee bianche e nere che formano una figura dinamica e tridimensionale, evocando un gomitolo di lana stilizzato. Il suo design essenziale e la sua forte carica simbolica lo hanno reso immediatamente riconoscibile a livello globale, associandolo alla qualità e alla purezza della lana vergine. Nel 2011, la rivista Creative Review lo ha votato come il “Miglior Logo di Tutti i Tempi”. Grignani collaborò a numerose campagne pubblicitarie per Pirelli e creò una nuova identità aziendale per la tipografia Alfieri & Lacroix di Milano. Il portfolio di Grignani include anche lavori pubblicitari per marchi come Fiat, Domus, Penguin Books, Dompé farmaceutici e Mondadori.

Giovanni Pintori

Giovanni Pintori (1912-1999) Dopo gli studi all’ISIA di Monza, Pintori entra a far parte del mondo della grafica industriale. Nel 1936 Pintori viene assunto alla Olivetti di Ivrea, dove inizia una carriera straordinaria che lo porterà a definire, con il suo stile, l’immagine grafica dell’azienda. Nel 1950 Pintori diventa art director dell’azienda, ruolo che mantiene fino al 1967. Dopo aver lasciato Olivetti, Pintori prosegue la sua attività come libero professionista, firmando progetti per aziende e istituzioni. Tra le sue opere più conosciute i poster per la macchina da scrivere “Olivetti Lettera 22”

Bruno Munari

Bruno Munari (1907-1998) ha esplorato il graphic design con un approccio ludico e sperimentale, influenzato dal Futurismo e dal Bauhaus. Tra i suoi lavori di grafica più celebri il manifesto per Campari, le copertine per Einaudi (tra cui le collane Nuovo Politecnico” e “Piccola biblioteca”) e i “libri illeggibili” (una serie di libri senza parole, dove forme e colori astratti raccontano una storia visiva, rompendo le convenzioni dell’editoria tradizionale).

Bob Noorda

Bob Noorda (1927-2010), originario di Amsterdam, ha rappresentato un punto di svolta per il design grafico italiano, introducendo una sensibilità modernista che contrastava con gli approcci più tradizionali allora prevalenti. Noorda si è occupato di identità visive per importanti aziende, progettazione di iconici sistemi di segnaletica per il trasporto pubblico e design editoriale.

“Un bravo designer – ha dichiarato Noorda nel libro Bob Noorda. Una vita nel segno della grafica. Dialogo con Francesco Dondina – è quello che offre un buon servizio attraverso la comunicazione, non quello che stupisce a tutti i costi, nè quello che fa vedere quanto è bravo. Un designer è bravo se sa risolvere un problema, se offre un buon servizio, se propone una soluzione utile”.

Dopo aver lavorato come art director per la Pirelli, nel 1965 Noorda fondò insieme a Massimo Vignelli e Ralph Eckerstrom la Unimark International, agenzia che operò a livello globale. Durante questo periodo lo studio realizzò uno dei suoi progetti più celebri: il sistema di segnaletica per la metropolitana di New York.

Tra le opere più importanti di Noorda spicca il suo lavoro sul sistema di segnaletica per la Linea 1 della metropolitana di Milano, realizzato in collaborazione con gli architetti Franco Albini e Franca Helg, che valse loro il prestigioso Compasso d’Oro nel 1964. Il logo stesso, una “M” bianca arrotondata maiuscola collegata alla sua versione capovolta in un campo rosso, divenne un simbolo dell’infrastruttura moderna della città.

Un altro progetto importante fu il lavoro sull’identità coordinata di Agip (tra cui il restyling del logo del cane a sei zampe originariamente progettato nel 1952 da Luigi Broggini). Iconici infine i progetti visivi per Feltrinelli, Mondadori, Olivetti, Coop, 33° Biennale internazionale d’Arte di Venezia, Enel e Regione Lombardia (il logo incentrato sulla “Rosa Camuna” è utilizzato ancora oggi).

Albe Steiner

Albe Steiner (1913-1974), nipote di Giacomo Matteotti, durante la Seconda guerra mondiale partecipò attivamente alla Resistenza, progettando e realizzando manifesti clandestini. Steiner realizzò inoltre il manifesto per la “Mostra della Ricostruzione” tenutasi a Milano nel 1945 e collaborò a lungo con il Partito comunista italiano.

Dopo la Liberazione, Steiner entrò a far parte della redazione della rivista “Il Politecnico” di Elio Vittorini. Dal 1950 al 1954 Steiner ricoprì il ruolo di direttore artistico presso La Rinascente a Milano. Steiner collaborò inoltre con le case editrici Feltrinelli, Zanichelli ed Editori Riuniti per le quali progettò numerose copertine e collane di libri. Steiner effettuò inoltre il restyling del logo Coop e collaborò con importanti aziende come Pirelli e Olivetti, progettando pubblicità, brochure e manifesti. Steiner – come si legge nel libro “Grafici italiani” di Giorgio Camuffo – saprà indicare la via “di una possibile coesistenza fra l’espressione radicale dell’impegno politico e il recupero della tradizione tipografica dei Bodoni e dei Baskerville, assumendo nel contesto la veste di maestro per la generazione successiva”.

Pino Tovaglia

Tovaglia (1923-1977) Dopo gli studi artistici all’Accademia di Brera e alla Scuola del Libro della Società Umanitaria, Tovaglia inizia a muovere i primi passi nel mondo della grafica nel difficile contesto del dopoguerra. Negli anni ’50 Tovaglia collabora con importanti protagonisti del design italiano, tra cui Huber, Steiner e Munari, contribuendo a fondare una nuova cultura visiva improntata al rigore, alla chiarezza e alla modernità. Nel 1956 Tovaglia entra a far parte dell’AGI (Alliance Graphique Internationale) e nel 1958 apre il proprio studio a Milano. Da lì inizia una carriera che lo porterà a collaborare con aziende e istituzioni di primo piano, diventando anche direttore creativo della Pirelli. Tra i suoi lavori più importanti i manifesti per Pirelli, il restyling del logo Alfa Romeo e la progettazione del poster pubblicitario per il Brandy 84 della Stock . Tovaglia ha inoltre collaborato con Noorda, Munari e Sambonet per l’ideazione del logo per la Regione Lombardia.

Giulio Confalonieri

Giulio Confalonieri (1926-2008) Confalonieri è considerato uno dei principali della scuola grafica svizzera in Italia. La sua formazione architettonica influenzerà profondamente il suo approccio progettuale: razionale, strutturato, con grande attenzione all’equilibrio delle forme e alla composizione. Confalonieri fu anche uno degli intellettuali della grafica: oltre alla produzione visiva, scrisse saggi e articoli, partecipò a conferenze e fu un attento osservatore dell’evoluzione del design internazionale. Negli anni 1955 e 1956 si è associato con Ilio Negri per poi contribuire alla formazione dello studio CNPT (Confalonieri, Negri, Provinciali e Tovaglia). Tra i lavori più conosciuti il manifesto per la Triennale di Milano del 1973, copertine per “Domus”, la grafica editoriale per Einaudi e Mondadori, la creazione di cataloghi e manifesti per la Biennale di Venezia e i poster Boffi Arredamento. Confalonieri ha inoltre collaborato con con alcune delle aziende più avanzate nella comunicazione visiva del dopoguerra, come ad esempio Olivetti e Pirelli.

Ilio Negri

Ilio Negri Dopo gli studi artistici e tecnici, Negri si avvicina al mondo della grafica in un momento storico di grande fermento culturale e industriale. Negri inizia la sua carriera negli anni ’50, collaborando con importanti istituzioni e aziende nel pieno del boom economico italiano. Negli anni ’60 Negri fonda a Milano lo Studio Ilio Negri Associati, con cui affronta progetti complessi di identità visiva e comunicazione integrata: il suo lavoro si inserisce pienamente nel contesto del design moderno influenzato dal funzionalismo svizzero, ma reinterpretato con rigore tutto italiano. Tra i progetti più importanti i manifesti per Pirelli e l’azienda di arredamento Cassina, i loghi per Autobianchi e per l’azienda farmaceutica Recordati, le copertine per Domus e Lerici editore.

Michele Provinciali

Michele Provinciali (1921-2009) Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, si avvicina al mondo della comunicazione visiva in un contesto culturale ancora fortemente segnato dal dopoguerra. Provinciali negli anni ’50 e ’60 si trasferisce negli Stati Uniti, dove lavora e studia, entrando in contatto con l’ambiente del design americano e con l’approccio più pragmatico e comunicativo della grafica d’oltreoceano: questa esperienza influenzerà profondamente il suo stile. tra i lavori più conosciuti le copertine per Domus, Imago e Stile Industria.

Giancarlo Iliprandi

Giancarlo Iliprandi (1925-2016) Negli anni ’50 e ’60 Iliprandi inizia a collaborare con aziende di rilievo come Rex, Rai, Montecatini, Fiat e si afferma come uno dei protagonisti della cosiddetta “grafica industriale italiana”. Iliprandi partecipa attivamente al dibattito culturale, pubblica articoli e tiene conferenze, promuovendo una visione colta e progettuale del design. Nel corso della sua carriera ha vinto quattro Compassi d’oro. Iliprandi è stato presidente dell’Aiap (Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva) e membro dell’Agi (Alliance Graphique Internationale), ed ha insegnato alla Scuola Politecnica di Design e in numerose altre istituzioni. Tra i suoi lavori più conosciuti i manifesti per l’industria di arredamento Arflex e le copertine per le riviste “Interni”, “l’Arca” e “Adinews”.

Italo Lupi

Italo Lupi (1934-2023) Laureato in architettura al Politecnico di Milano, negli anni Sessanta comincia a lavorare nel mondo del design della comunicazione, collaborando con grandi maestri come Giulio Confalonieri e Pino Tovaglia. Dagli anni Settanta in poi Lupi sviluppa un percorso autonomo e molto riconoscibile, spaziando tra identità visiva, editoria, allestimenti e comunicazione istituzionale. Lupi è stato consulente grafico per La Rinascente e Ibm Italia, direttore responsabile di Abitare e art director per la rivista Domus. Tra i suoi lavori più conosciuti il marchio per il brand di moda Fiorucci, le copertine del magazine di architettura “Zodiac”, il marchio per la triennale di Milano del 1981, il poster del 1996 celebrante i 50 anni della Vespa, il logotipo per l’azienda di biciclette da corsa Cinelli e i calendari per Grafiche Mariano.

Max Huber

Max Huber (1919-1992) Dopo aver studiato alla Kunstgewerbeschule di Zurigo (Scuola di arti applicate), entra in contatto con figure chiave del modernismo europeo, come Josef Müller-Brockmann e Hans Neuburg. Negli anni ’40 Huber si trasferisce in Italia, dove collabora con grandi nomi del design e dell’industria, tra cui Olivetti e La Rinascente. Lo stile di Huber è un connubio perfetto tra rigore tipografico svizzero e creatività visiva esplosiva. Huber è noto per l’uso innovativo del colore, la sovrapposizione di elementi grafici e fotografici, e la composizione dinamica. Huber univa la chiarezza e funzionalità del design modernista con un tocco personale quasi musicale, dovuto anche alla sua passione per il jazz. Tra i suoi lavori più importanti il logo con la S allungata di Esselunga, il monogramma lR de La Rinascente composto da Bodoni e Gill Sans, il logotipo per la Coin e i poster per il Gran premio dell’Autodromo di Monza.

AG Fronzoni

AG Fronzoni (1923-2002) Nel corso degli anni ’60 e ’70 Fronzoni si afferma come uno dei protagonisti del graphic design italiano, promuovendo una visione etica e progettuale della disciplina. Fronzoni fonda il suo studio e successivamente la scuola-bottega AG Fronzoni 64, un laboratorio dove il design viene insegnato come stile di vita, prima ancora che come mestiere. Fronzoni è stato il maestro del design ridotto all’essenziale: il suo stile grafico è minimalista, monocromatico, fondato sull’uso sapiente di griglie, spazi bianchi e caratteri sans serif (soprattutto Helvetica). Fronzoni elimina tutto ciò che è superfluo, per lasciare solo ciò che è necessario alla comunicazione. Il suo lavoro si ispira al razionalismo svizzero, al Bauhaus e al Costruttivismo russo.

Nel libro Grafici italiani di Giorgio Camuffo si sottolinea: “La drastica riduzione del linguaggio visivo, operata interpretando in maniera originale i postulati della psicologia della Gestalt, fino a fiorare una sorta di ‘grado zero’ della comunicazione, accresce a dismisura la forza evocativa del messaggio, moltiplicandone il significato”.

Tra i lavori più importanti di AG Fronzoni il manifesto per la galleria Menegotto di Castelfranco Veneto del 1965, il manifesto per la mostra di Lucio Fontana presso galleria La Polena a Genova del 1966 (forse il suo progetto più conosciuto), il manifesto per il 28° festival internazionale del teatro di prosa presso la Biennale di Venezia, il manifesto del 1969 per l’Istituto statale d’arte di Monza, il poster del 1971 per “Tool. Ricerche interlinguistiche” e quello del 1979 per la mostra “Arte e scienza” a Genova. Fronzoni è stato anche redattore del magazine di architettura “Casabella” e ha ideato manifesti commissionati dalla Federazione artisti Cgil. Alcuni dei lavori di Fronzoni sono esposti al MoMa e in altri importanti musei del mondo.

Erberto Carboni

Erberto Carboni (1899-1984) Carboni maturò un’importante esperienza nella progettazione grafica di allestimenti per mostre e eventi culturali. Negli anni ’50 e ’60 Carboni progettò numerosi materiali per la Rai, contribuendo a definire l’identità visiva del servizio pubblico. Tra i lavori più importanti proprio la progettazione nel 1954 del primo logo della Rai. Tra le altre collaborazioni importanti quelle con Barilla, Bertolli, Pirelli e Pavesi.

Armando Milani

Armando Milani (nato a Milano nel 1940) Studente di Albe Steiner alla Scuola Umanitaria di Milano, influenzato inizialmente dal costruttivismo russo e dallo swiss design, Milani inizia la propria carriera collaborando con Confalonieri e Boggeri. Tra i primi lavori la creazione di marchi per industrie farmaceutiche (tra cui Roche e Farmitalia) e dell’arredamento (come ad esempio DePadova). Nel 1976 Milani vola a New York per lavorare presso la Vignelli Associates all’immagine coordinata della Lancia e Ciga Hotels (in questo periodo Milani incontrerà anche Milton Glaser e Ivan Chermayeff). Tornato in Italia, Milani apre il proprio studio a Milano e sviluppa un percorso personale segnato da una forte attenzione ai temi sociali. È proprio dedicato alla pace uno dei suoi progetti più famosi: il poster “Translating war into peace” realizzato nel 2003 per le Nazioni Unite. Tra i progetti più importanti di Milani anche il libro “No words poster”, una raccolta di circa 200 poster dedicati a temi sociali caratterizzati dall’incisività delle sole immagini realizzati da un centinaio di designer di tutto il mondo.

Aldo Novarese

Aldo Novarese (1920-1995) La carriera di Novarese ha un’importante svolta con l’ingresso nella storica fonderia Nebiolo, all’epoca cuore pulsante della tipografia italiana. Nel 1936 Novarese inizia il suo lavoro alla Nebiolo come apprendista per poi diventarne nel 1952 direttore artistico. Dopo aver lasciato la Nebiolo nel 1972, Novarese continuò a progettare caratteri in autonomia, collaborando con fonderie internazionali e dedicandosi all’insegnamento. A Novarese si deve inoltre una delle più conosciute classificazioni delle famiglie tipografiche. Novarese ha ideato molti caratteri poi diventati molto diffusi: tra questi il Recta, l’Estro, lo Stop il Magister e l’Eurostile.

Armando Testa

Armando Testa (1917-1992) Fortemente influenzato dal Surrealismo, dalla Pop Art e dalla grafica modernista, Testa è stato un innovatore assoluto della pubblicità italiana introducendo un linguaggio visivo concettuale, più vicino all’arte contemporanea che alla réclame tradizionale. Molte delle grafiche di Testa più famose sono entrate nell’immaginario collettivo italiano: tra i progetti più conosciuti quello per il celebre aperitivo Punt e Mes, dove un punto e mezzo diventano un logo (“un punto di amaro e mezzo di dolce”), quello che vede protagonisti la coppia Caballero e Carmencita creata per il caffè Lavazza, il poster “Elefante” per la Pirelli oppure il manifesto per il digestivo Marco Antonetto e quello per le Olimpiadi di Roma del 1960.

Massimo Vignelli

Massimo Vignelli (1931-2014) è stato un designer italiano di fama mondiale, nato a Milano, dove ha studiato architettura prima di trasferirsi a New York. Con la moglie Lella ha fondato Vignelli Associates, ma è stato anche co-fondatore di Unimark International (1965), una delle prime agenzie di design globale, specializzata in identità aziendale e segnaletica, che ha lavorato per clienti come IBM e Ford. Tra i suoi lavori più celebri: la mappa della metropolitana di New York (1972), il branding di American Airlines e il logo Knoll. Ha contribuito al rebranding del Bodoni (“Our Bodoni”), modernizzando il classico carattere tipografico per adattarlo alle esigenze contemporanee, enfatizzandone la chiarezza e l’eleganza senza tempo. Il documentario Design is One (2012) riflette la sua filosofia: il design deve essere universale, funzionale e coerente, indipendentemente dalla disciplina (grafica, prodotto o architettura), con un focus su semplicità e chiarezza estetica. Vignelli ha lasciato un’impronta indelebile nel design modernista.

Ettore Vitale

Ettore Vitale (nato nel 1936 a Roma) ha svolto un ruolo di primo piano nel campo della grafica politica italiana. Dal 1973 al 1992 Vitale ha infatti collaborato con il Partito socialista italiano (tra i manifesti più famosi quello del 1 Maggio 1973 incentrato su un pugno che stringe un garofano e quello del 25 aprile 1973 raffigurante un foglio nero strappato su sfondo rosso), contribuendo a rinnovarne in modo importante l’identità visiva. Vitale riveste un ruolo importante anche nella storia della grafica sindacale, avendo collaborato per un ventennio (dal 1979 al 2001) con la Uil. Tra gli altri lavori importanti i progetti grafici per RaiDue, per il mensile “Pace e guerra”, per l’azienda di arredamento Arflex, per l’azienda di elettronica Autovox e per l’industria di mobili Comforto.

Michele Spera

Michele Spera (nato a Potenza nel 1937) ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la comunicazione politica italiana. Dal 1962 al 1995 Spera ha infatti lavorato all’identità coordinata del Partito Repubblicano (famosi i suoi manifestar incentrati su grafiche modulari e quell odel 1979 dedicato ai “90 anni di privilegi clericali”). Spera ha collaborato anche con l’Istituto enciclopedia Treccani e ha realizzato i marchi di Nuova Innocenti e Maserati. Tra i suoi progetti più famosi anche il poster per l’esposizione del 1978 a Urbino insieme a Iliprandi, Noorda, Tovaglia e Provinciali raffigurante un’elaborazione grafica delle loro firme. All’inizio degli anni Ottanta Spera ha inoltre lavorato al restyling del logo del Tg2 (sulla base del progetto originario del 1976 realizzato da Piero Gratton).

Antonio Boggeri

Antonio Boggeri (1900-1989) Boggeri fu tra i primi ad utilizzare la fotografia nella grafica pubblicitaria. Dopo aver diretto l’industria tipografica milanese Alfieri & Lacroix, e sulla base degli insegnamenti della scuola Bauhaus e dello Swiss design, nel 1933 fonda a Milano lo Studio Boggeri che diventerà il punto di riferimento per la nascita della grafica italiana moderna. Nel corso degli anni con lo studio Boggeri hanno collaborato Noorda, Steiner, Munari, Carboni, Grignani, Huber, Sambonet, Ballmer e molti altri graphic designer di alto livello. Lo studio Boggeri – chiuso nel 1981 – ha lavorato per molte aziende importanti, tra cui Olivetti e Pirelli.

Leonardo Sonnoli

Leonardo Sonnoli (nato a Trieste nel 1962) Sonnoli si forma presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Urbino, una delle scuole più prestigiose nel campo del design grafico in Italia. Negli anni Novanta Sonnoli entra a far parte dello storico studio Tassinari/Vetta, fondato da Pierpaolo Vetta e Massimo Tassinari. La tipografia è spesso il protagonista assoluto dei progetti di Sonnoli: essa è trattata non solo come veicolo di informazioni ma come elemento espressivo e formale. Tra i suoi lavori più conosciuti il manifesto per il Teatro festival Italia del 2008 a Napoli

Eugenio Carmi

Eugenio Carmi (1920-2016) Fra i più influenti padri dell’astrattismo italiano, dal 1956 al 1965 Carmi è stato responsabile dell’immagine dell’industria siderurgica Cornigliano Italsider per cui ha realizzato la rivista Cornigliano rivolta agli operai della fabbrica. Famosi gli otto cartelli antinfortunistici realizzati nel 1965 per la stessa Italsider: la novità era rappresentata dal fatto che al centro dell’attenzione ci fosse il pericolo da evitare ma anche l’immagine stilizzata delle parti del corpo da preservare (“la testa!”, “gli occhi!”, “le mani!” recitavano i cartelli). Tutto ciò – sottolineava lo stesso Carmi – al fine di stabilire un rapporto più umano con chi guardava.

Nubioli, Lamm, Vivarelli, Mari, Monguzzi e Castellano

A rivestire un ruolo di primo piano sono stati anche Danilo Nubioli (1921-2015, ideatore del manifesto per la celebrazione del centenario dell’Unità d’Italia), la svizzera Lora Lamm (1928-2025, collaboratrice per lo Studio Boggeri e La Rinascente), lo svizzero Carlo Vivarelli (1919-1986, art director presso lo studio Boggeri, cofondatore della rivista Neue Grafik), Enzo Mari (1932-2020) (famosa la sua grafica per Freud Opere editore Boringhieri), Bruno Monguzzi (nato a Mendrisio nel 1941, nel 1986 realizza il logo per il Museo d’Orsay di Parigi) e Mimmo Castellano (1932-2015, autore nel 1968 del restyling del logo del Coni e di numerosi poster realizzati per l’Esposizione internazionale delle attrezzature per il commercio e il turismo).