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ERIK SPIEKERMANN, MAESTRO DELLA TIPOGRAFIA

Il graphic design di Erik Spiekermann: lo stile, i suoi progetti grafici più famosi, i suoi libri di maggior successo e la critica al font Helvetica

Breve biografia

Erik Spiekermann (nato il 30 maggio 1947 a Stadthagen, Germania) è un tipografo, designer grafico e autore tedesco, tra i più influenti nel campo della tipografia contemporanea. Dopo aver studiato storia dell’arte e inglese all’Università di Berlino, Spiekermann ha lavorato come tipografo freelance negli anni ’70.

Spiekermann nel 1979 ha fondato MetaDesign, uno studio che ha rivoluzionato il design dell’informazione. MetaDesign si è distinta per progetti di corporate identity per aziende di rilievo come Audi, Volkswagen, Lufthansa e Heidelberg Printing Machines.

Un progetto particolarmente significativo, seppur non andato in porto con la Deutsche Bundespost, fu lo sviluppo del carattere Meta, nato poi come progetto indipendente e ispirato dal nome del suo studio.

Nel 1989 Spikermann ha inoltre co-fondato FontShop, una delle prime piattaforme per la distribuzione di font digitali.

Nonostante il suo coinvolgimento nel mondo digitale, Spiekermann nutre un profondo amore per la stampa tradizionale. Nel suo laboratorio P98a a Berlino, Spiekermann si dedica alla stampa tipografica con macchinari d’epoca, dimostrando come le tecniche tradizionali possano ancora convivere con le tecnologie moderne. Questo spazio non è solo un laboratorio, ma anche un luogo di incontro e di apprendimento per appassionati di tipografia.

Spiekermann non si è limitato a progettare caratteri tipografici, ma ha anche dedicato gran parte della sua carriera all’insegnamento, tenendo corsi e conferenze in tutto il mondo e condividendo la sua visione sul design e sulla tipografia.

“Sono un tipomaniaco”

Spiekermann graphic design
Immagine tratta dal docufilm Helvetica

Spiekermann è uno dei protagonisti del documentario “Helvetica” realizzato nel 2007 da Gary Hustwit. Il film esplora l’influenza del carattere tipografico Helvetica nella grafica, nel design e nella cultura visiva globale.

“Sono ovviamente un tipomaniaco – dichiara Spiekermann nel documentario – che è una malattia incurabile, seppur non mortale. Non so spiegarlo. Amo semplicemente, adoro guardare i caratteri tipografici. Mi danno un piacere immenso: sono i miei amici […]. Mi diverto a guardare i caratteri tipografici. È un po’ preoccupante, lo ammetto, è una cosa molto da nerd”.

Lo stile

Spiekermann è noto per il suo approccio rigoroso ma creativo e per il suo contributo alla tipografia moderna. Il suo stile è un mix di funzionalismo modernista e attenzione artigianale. Influenzato dalla tradizione tipografica tedesca e dallo Stile Internazionale svizzero, Spiekermann crea design chiari, leggibili e strutturati, ma con un tocco personale e contemporaneo.

Spiekermann è un critico nei confronti del design puramente estetico, un design che non tiene conto del contesto e del suo scopo. Una sua famosa citazione è: “Un graphic designer è un tipografo senza attrezzature”, sottolineando l’importanza della conoscenza tipografica anche nel design digitale.

Erik Spiekermann
Photo: Norman Posselt. License: CC BY-SA 4.0

I lavori più famosi

Erik Spiekermann
Segnaletica per l’aereoporto di Dusseldorf. Estratto dal libro Hello. I am Erik – Gestalten

Font FF Meta (1991) progettato per MetaDesign, questo carattere sans-serif versatile e umanistico è diventato un classico del design digitale, noto per la sua leggibilità e modernità.

Erik Spiekermann graphic design

Deutsche Bahn Identity: Spiekermann ha sviluppato il sistema di branding per le ferrovie tedesche, includendo il font DB Type, che ha migliorato la segnaletica e la comunicazione visiva su scala nazionale.

Font ITC Officina (1990): un typeface sans-serif e serif ispirato alle macchine da scrivere, progettato con una semplicità elegante per usi pratici e creativi.

Erik Spiekermann graphic design

Berlinoer Verkehrsbetriebe (BVG) Spiekermann ha ridisegnato l’identità visiva dei trasporti pubblici di Berlino, creando un sistema chiaro e coeso con il font FF Transit, ottimizzato per la segnaletica.

The Economist (2001): come consulente per MetaDesign, Spiekermann ha contribuito al rinnovamento grafico della rivista, migliorando la tipografia e il layout per una leggibilità sofisticata.

Nokia (2000s): Spiekermann ha collaborato al design tipografico per Nokia, creando versioni personalizzate di font per i loro dispositivi e materiali promozionali.

La critica all’Helvetica

Spiekermann, nel documentario di Gary Hustwit, critica fermamente l’Helvetica, sostenendo che nella sua ricerca di neutralità e uniformità abbia perso quelle caratteristiche fondamentali che rendono un carattere umano, espressivo e dinamico.

Per Spiekermann infatti l’Helvetica è troppo rigida e uniforme, e quindi carente di quella “musicalità visiva” che rende la tipografia non solo leggibile, ma anche piacevole e significativa. Secondo Spiekermann un “vero” carattere tipografico dovrebbe avere ritmo e contrasto per essere leggibile e interessante: caratteristiche che derivano dalla scrittura manuale, che è fluida e naturale.

L’Helvetica, con la sua rigidità e uniformità, sarebbe invece un esempio di design che sacrifica l’espressività in nome della neutralità.

“Stop stealing sheep”

Erik Spiekermann
Copertina del libro Stop stealing sheep – Toc Pub Gmbh

Spiekermann è anche autore di libri che educano e ispirano generazioni di designer. Stop Stealing Sheep & Find Out How Type Works è un libro fondamentale sulla tipografia, pubblicato per la prima volta nel 1993.

Il titolo Stop Stealing Sheep (“Smetti di rubare le pecore”) ha un’origine interessante nella storia della tipografia. L’espressione “rubare le pecore” (stealing sheep) era un termine gergale utilizzato dai tipografi tradizionali per riferirsi alla pratica di aggiungere spazio extra tra le lettere di un testo – tecnicamente chiamata crenatura o kerning – per farlo rientrare in uno spazio predefinito.

La frase “Anyone who would letterspace lower case would steal sheep” venne pronunciata originariamente da Frederic Goudy, uno dei più importanti type designer americani del XX secolo.

Questa pratica era considerata una sorta di “trucco” o scorciatoia poco professionale. L’analogia con il “rubare le pecore” deriva dal fatto che, così come un ladro di pecore prende qualcosa che non gli appartiene per un guadagno rapido, un tipografo che aggiunge spazi in modo arbitrario sta in un certo senso “rubando” la corretta composizione tipografica per una soluzione veloce ma non ottimale.

Il sottotitolo “Find Out How Type Works” (“Scopri come funziona la tipografia”) completa il senso: invece di ricorrere a scorciatoie, il libro invita a comprendere veramente i principi fondamentali della tipografia e come utilizzarla correttamente. Il libro, scritto da Erik Spiekermann e E.M. Ginger, è considerato uno dei testi più influenti sull’arte della tipografia.

“Hello. I am Erik”

Erik Spiekermann libro
copertina del libro Hello I am Erik – Gestalten

Hello I am Erik è più di un libro: è un autoritratto creativo di Spiekermann. Pubblicato nel 2013 e curato da Johannes Erler, il volume è un mix coinvolgente di autobiografia, saggio visivo e raccolta di progetti.

Il libro esplora la carriera e la filosofia di Spiekermann attraverso un design dinamico, immagini d’archivio, schizzi, citazioni e interviste. Hello I am Erik racconta l’infanzia di Spiekermann a Berlino, i primi approcci al design, la fondazione di MetaDesign e FontShop, fino al successo delle sue famose famiglie tipografiche come FF Meta, ITC Officina e FF Info.

Tra i temi centrali c’è l’importanza della tipografia come strumento di comunicazione e identità visiva. Spiekermann insiste sul fatto che “design is not art” ma piuttosto una forma di problem solving: per l’autore la bellezza del design sta infatti nella sua funzionalità.

Il tono del libro è diretto, ironico e profondamente personale – in perfetto stile Spiekermann. Concepito come una conversazione visiva, Hello I am Erik è ideale sia per studenti di design che per professionisti, offrendo una visione unica del pensiero progettuale di un vero pioniere della comunicazione visiva.